Roma 23 novembre 2014
18 gennaio 2012

“Voci dal lager. Diari e lettere di deportati politici 1943-1945”

Comunicato stampa - editor: M.C.G.
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“Voci dal lager. Diari e lettere di deportati politici 1943-1945”
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Giornata della Memoria: quelli del Triangolo Rosso

La storia dei deportati politici italiani

raccontata per la prima volta con le parole delle vittime

Presentato oggi alla Provincia di Roma “Voci dal lager. Diari e lettere di

deportati politici 1943-1945”, il nuovo libro di Mario Avagliano e Marco Palmieri edito da Einaudi.

La storia dei deportati politici italiani nei lager nazisti, raccontata per la prima volta attraverso le loro scritture private (diari, lettere, biglietti) in quei drammatici giorni della seconda guerra mondiale.
È la chiave di “lettura” del libro Voci dal lager. Diari e lettere di deportati politici 1943-1945 (Einaudi, pp. XLIV – 419, € 14), di Mario Avagliano e Marco Palmieri, che ricostruisce attraverso la cronaca dal vivo dei protagonisti una pagina dimenticata della Resistenza italiana e delle politiche di repressione degli oppositori politici messe in atto da fascisti e nazisti.

Il libro sarà presentato oggi alle 17.30 alla Provincia, nella Sala Liegro di Palazzo Valentini, dall’Aned di Roma e dall’Anpi di Roma. Il programma prevede i saluti del Presidente della Provincia Nicola Zingaretti, del presidente dell’Aned di Roma Maurizio Ascoli e del Presidente dell’Anpi Roma Lazio Vito Francesco Polcaro. A seguire gli interventi dello storico Mauro Canali, dell’ex deportata Vera Michelin Salomon, del vicepresidente nazionale dell’Anpi Massimo Rendina. Letture di brani del libro a cura degli attori Silvia Catalano e Franco Sciacca e canti dal lager a cura di Chiara Casarico, Massimo Chionne e Massimo Lella. Modera Umberto Gentiloni, delegato alla Memoria.

Nel volume sono raccolti anche gli scritti - quasi tutti inediti - di numerosi deportati politici romani e del Lazio (compresi quelli del trasporto da Regina Coeli del 4 gennaio 1944) e anche di alcuni dei rastrellati del 17 aprile 1944 nel quartiere Quadraro (un’appendice del libro è dedicata ai diari e alle lettere dei lavoratori coatti, diversi dei quali rastrellati proprio nel quartiere ribelle della capitale). Tra gli altri, nel libro sono riportati scritti di Vera Michelin Salomon, Enrica Filippini Lera, Ascanio Binarelli, Ilario Caprari, Filippo D’Agostino, Vittorio Duca, Aldo Vespa, Valrigo Mariani, Sisto Quaranta, Alfredo Marcelli.

Una vicenda, quella dei deportati politici, che s’intreccia a filo doppio con quella della resistenza romana e i suoi momenti più salienti, come dimostra uno straordinario biglietto clandestino da Regina Coeli in cui Enrica Filippini Lera ci fa rivivere dall’interno il momento in cui vennero prelevati centinaia di detenuti trucidati alle Fosse Ardeatine: «Abbiamo passato ore angosciose che non potremo mai dimenticare.
Ho avuto sempre tanta forza e tanto coraggio ma in quel momento ero come distrutta. L’orrore è qualcosa che stritola che distrugge. È come se mi avessero strappato dei figli e sono qui trepidante ancora e vorrei difendere tutti. Nella cella davanti a me di quattro ne è rimasto uno solo giovanissimo con dei grandi occhi sgomenti. Non potrò dimenticare questi occhi cercano la mamma».

“Voci dal lager” è un saggio storico basato su un poderoso lavoro di ricerca durato alcuni anni e condotto col “passaparola” tra le famiglie degli ex deportati e con l’aiuto delle loro associazioni come l’Aned e degli istituti storici di tutta Italia. Ma al tempo stesso, come ha scritto Aldo Cazzullo, è anche “un’emozionante antologia”, in cui i brani di diario e le lettere sono state raccolte in ordine tematico e cronologico, per agevolarne la lettura anche nelle scuole e tra un pubblico più ampio.

La storia della deportazione politica è stata spesso trascurata nel dopoguerra, ma come risulta dalla ricerca effettuata dal pool di storici del Il Libro dei Deportati il fenomeno riguardò circa 24 mila persone (1.500 donne) e quasi la metà di loro, oltre 10 mila, morirono nei Konzentrationslager nazisti.
A Dachau, Mauthausen, Buchenwald, Bergen-Belsen, Flossenbürg e nel lager femminile di Ravensbrück furono portati e uccisi italiani di ogni parte della penisola, antifascisti e partigiani di tutte le forze politiche, operai che avevano scioperato e cittadini protagonisti di atti di resistenza civile e senz’armi.
Per questo – scrivono Avagliano e Palmieri – “la deportazione politica, il carcere duro nel Reich e il lavoro coatto costituiscono un tassello indispensabile per comprendere le politiche di occupazione dell’Italia centro-settentrionale da parte dei nazisti, il ruolo svolto dalla Rsi in questo contesto e la reazione popolare – in differenti modi e forme – all’oppressione nazifascista”.

Nel libro sono raccolti anche alcuni rarissimi scritti provenienti dal Reich e dall’interno dei Lager, dai quali ai deportati italiani era vietato scrivere e per questo si era generalmente pensato che non esistessero testimonianze dirette dell’epoca, ma solo memorie successive. Alcuni però ci riuscirono, attraverso stratagemmi come lettere in tedesco scritte o affidate a lavoratori con i quali si veniva in contatto e che potevano inviare corrispondenza. Altri riuscirono a tenere diari clandestini, come Lidia Beccaria Rolfi, annotando dei «camini» che bruciavano in continuazione e delle amiche scomparse.
Ne emerge – accanto a qualche rassicurazione di circostanza – un autentico inferno: «in fondo, in un campo, degli scheletri umani che trasportano degli enormi sassi, di qua invece una massa di gente che urla, che picchia, che ti inquadra» (Angelo Castiglioni, Flossenbürg), «Vestiti di stracci e inviati al Blocco 19» (Ugo Mutti, Dachau), «Appena arriva il pane me lo mangio tutto in una volta, cosa che non ho mai fatto, ma ora non resisto proprio!» (Jole Baroncini, Ravensbrück), «Particolari della mia esistenza e dei miei ultimi giorni te li daranno i compagni superstiti» (Giuseppe Pagano-Pogatschnig, Mauthausen).

Proprio gli scritti dei pochi sopravvissuti chiudono il saggio-antologia, anticipando già il tema del silenzio e della rimozione della memoria di una vicenda, su cui questo lavoro di Avagliano e Palmieri cerca di fare piena luce.

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