Roma 8 dicembre 2019
15 ottobre 2008

Zamperini (Portavoce Marrazzo): campagna di disinformazione sul San Giacomo

Comunicato stampa - editor: CGRN
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MUNICIPI E QUARTIERI

Sul futuro del S. Giacomo, purtroppo si è scatenata un’impressionante campagna di disinformazione: le uniche speculazioni in campo sono quelle di chi manipola ad arte le parole di un rappresentante istituzionale, spara numeri a caso sui costi di gestione e mette in giro illazioni e voci del tutto infondate.

A Italia Nostra e alla signora Salviati, dal momento che stiamo parlando di sanità e di beni collettivi, è opportuno chiedere maggiore senso di responsabilità e, soprattutto, di attenersi alla realtà dei fatti. È un insulto alla logica e un abuso intollerabile sostenere, come fa Italia Nostra, che l’ipotesi della futura destinazione d’uso dell’ospedale fatta ieri dal Presidente Marrazzo a puro titolo esemplificativo sia la prova della famigerata operazione immobiliare alla base della dismissione.

Occorre quindi ricordare ai cosmopoliti rappresentanti di Italia Nostra che l’esempio del centro per anziani e delle residenze per studenti è preso da un’esperienza analoga fatta a Parigi per la riconversione della struttura dello storico ospedale Laennec. In maniera difficilmente equivocabile, il Presidente Marrazzo ha voluto ribadire che la Regione intende rispettare tutte le procedure previste dalla legge per decidere il futuro della struttura e che ha intenzione di mantenere pubblica la sua destinazione.

Ogni altra interpretazione è frutto della fantasia o della malafede. Gli eventuali futuri costi della struttura sono un elemento che per ora non è neanche stato preso in considerazione, poiché la decisione di chiudere l’ospedale non nasce per fare cassa, ma per risparmiare sulla spesa corrente e riguarda dunque la rimodulazione dell’offerta sanitaria nel Lazio. Il S. Giacomo, bisogna ricordarlo, si chiude perché nel 2008 e non nel 1601 è un ospedale fuori da ogni equilibrio tra costi e benefici; si chiude perché si trova all’interno della ZTL ed è di difficile accesso sia per le persone che per gli stessi mezzi del 118; si chiude perché nelle periferie e nelle province del Lazio non c’è quella densità di offerta di cure che esiste al centro di Roma. Una Regione ha il dovere di occuparsi di tutti i cittadini, non solo di chi abita nel centro della Capitale.

L’iter per stabilire il futuro dell’edificio del S. Giacomo è lungo, ma la Regione è intenzionata ad accelerarlo, coinvolgendo come prevede la legge, istituzioni locali e associazioni dei cittadini. Anche Italia Nostra e la signora Salviati, che tanto hanno a cuore il bene comune, se vorranno, potranno esprimere il proprio parere, che la Regione sarà pronta a valutare con la massima serietà, se sarà sensato e costruttivo.

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