Roma 21 settembre 2014

SCUOLA ROMANA, ARTISTI A ROMA TRA LE DUE GUERRE AL CASINO DEI PRINCIPI DI VILLA TORLONIA

Comunicato stampa - editor: Caporedattore | Data di pubblicazione 31 ottobre 2008
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SCUOLA ROMANA, ARTISTI A ROMA TRA LE DUE GUERRE AL CASINO DEI PRINCIPI DI VILLA TORLONIA
MUNICIPI E QUARTIERI

Artisti a Roma tra le due guerre ritorna a Roma, al Casino dei Principi di Villa Torlonia, dal 1° novembre 2008 all’11 gennaio 2009, dopo essere stata ospitata - tra la primavera e l’autunno 2008 - presso Musei ed Istituti Italiani di Cultura di Tirana, Belgrado, Fiume e Bucarest.

L’obiettivo di questo percorso espositivo, ideato e promosso dal Ministero degli Affari Esteri, è stato di divulgare e valorizzare uno dei capitoli più affascinanti della storia artistica italiana, in cui risalta una Roma vitale e arricchita dagli scambi culturali internazionali. Oggi le opere della Scuola romana tornano alla loro sede naturale dopo aver ripercorso alcune delle strade già battute nei primi decenni del ‘900, quando erano spesso ospitate in prestigiose mostre parigine e d’oltreoceano e in paesi dell’Europa dell’Est.

L’esposizione è promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma Sovraintendenza ai Beni Culturali, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, l’Associazione Amici di Villa Strohl Fern e l’Archivio della Scuola Romana. L’organizzazione è di Zètema Progetto Cultura. Ideata e curata da Francesca Romana Morelli, si configura come un viaggio ideale nella vita artistica e culturale della capitale fra le due guerre attraverso dipinti, sculture, disegni e documenti.

Sono circa 50 opere di Scipione, Guttuso, Socrate, Afro Basaldella, Mirko Basaldella, Capogrossi, Trombadori, Mafai, Oppo, Raphaël, Fazzini, Donghi, Pirandello, Cagli, Amato, Drei, Cavalli, Francalancia, Ferrazzi, Selva, Ziveri, Melli, Pasquarosa, Janni. I prestiti provengono per la maggior parte dagli eredi, dagli archivi degli artisti e da istituzioni culturali a Roma e nel Lazio. Troviamo, tra le altre, opere inedite quali la natura morta di Francalancia e il nudo di Capogrossi, entrambi di grande qualità, e poi le due vedute del Tevere di Socrate e l’Autoritratto di Cavalli. Molte le opere che non si vedevano da tempo come: il grande Autoritratto di Janni, la Natura morta di Socrate, Isabella di Oppo, l’Autoritratto di Capogrossi, la Natura Morta di Pasquarosa, la Fucilazione di Guttuso.

Sono tre le sezioni della mostra: l’artista e lo studio che racconta il processo ideativo dell’artista attraverso autoritratti e ritratti, angoli di studi e qualche natura; la città dell’anima in cui le vedute dei luoghi prediletti degli artisti restituiscono il loro personalissimo modo di percepire la città di Roma, la storia, il mito e la vita quotidiana. Infine il corpo, inteso nella sua fisicità o indagato attraverso la metafora, tematica particolarmente sentita nella Roma cattolica, per cui si passa dalla sensualità esasperata di Scipione ai corpi efebici dei giovinetti di Guglielmo Ianni (nipote del poeta Belli), dal nudo ispirato alla Nuova oggettività di Antonio Donghi a quello di Giuseppe Capogrossi, sulla via dell’astrazione.

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