Roma 15 novembre 2019
30 gennaio 2014

“Ospedale Sandro Pertini è Allarme Sociale e Sanitario”

Comunicato stampa - editor: M.C.G.
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“Uno stato di emergenza senza soluzione di continuità ormai prossimo a sfociare in uno stato di Allarme Sociale e Sanitario” con queste parole il responsabile della CISL FP dell’Azienda USL Roma B, Nadia Giorgi, descrive la grave situazione vissuta presso l’Ospedale Sandro Pertini.

Un bacino di utenza di 750.000 abitanti, 75.000 accessi annui al pronto soccorso, sono numeri da capogiro impossibili da contenere con una struttura ospedaliera di soli 300 posti letto se non vengono introdotte con urgenza tutte le misure utili a decongestionare il pronto soccorso che consentano di curare i malati con codici bianchi e verdi in strutture intermedie che consentirebbero una migliore assistenza ai malati gravi con codici gialli o rossi.

E’ evidente che l’ospedale saturo all’inverosimile non possa accogliere pazienti, anche gravi, costretti a sostare per molte ore presso il pronto soccorso in attesa di ricovero, con reparti chiusi per mancanza di personale.

“E’ grave che a conclusione dei lavori di ristrutturazione del Pertini – aggiunge la sindacalista - restino ancora non utilizzati i 36 posti letto messi a disposizione”

E solo alcuni “fortunati” riescono ad avere la possibilità di essere ricoverati. In Medicina però ci si deve accontentare di un posto letto aggiunto senza campanello per le chiamate, senza ossigeno e se fortunati si evita il corridoio.

“Per garantire l’assistenza ai ricoverati si costringe il personale a turni doppi e massacranti, al limite della legalità. Ormai è superfluo parlare di carenza di personale, quello che stiamo vivendo è il declino della sanità”.

“Da quello che si legge sulla stampa romana purtroppo – conclude la Giorgi - la grave situazione del Pertini è presente anche in molti altri ospedali di Roma. Un attento monitoraggio di quanto accade oggi nelle strutture sanitarie della Regione Lazio consentirebbe di individuare i problemi e correre ai ripari. Da oltre un mese anche da noi, come in tutte le strutture sanitarie del Lazio, c’è lo stato di agitazione del personale, ma nessuna risposta è pervenuta: silenzio della nostra direzione sanitaria e della Regione”.

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