
Il vicesegretario regionale dell’Italia dei Valori, Oscar Tortosa, torna a chiedere spiegazioni alla presidente del Lazio, Renata Polverini, in merito alla grave crisi sanitaria della regione. Si parla, infatti, di un piano di rientro da presentare entro il 31 maggio ai Ministeri dell’Economia e della Salute che presumerebbe il taglio di tremila posti letto, da riconvertire successivamente in Residenze sanitarie assistenziali (Rsa), nonché il licenziamento di circa diecimila dipendenti in esubero.“La situazione è talmente drammatica da non meravigliarmi affatto – ha ribadito Tortosa –, considerato che l’ipotesi ventilata dalla Polverini era o il taglio dei posti letto o l’aumento delle aliquote Irap e Irpef. In realtà, si sta andando verso entrambe le cose. Inoltre – ha aggiunto –, la riconversione dei piccoli ospedali in Rsa, che si occupano di anziani e malati cronici, non si sa bene quanto venga a costare e soprattutto se si tratti di una misura in grado di assicurare un risparmio effettivo”.
Per quanto concerne i presunti tagli alle strutture convenzionate nei settori della psichiatria (-10%) e della riabilitazione (-5%), il rappresentante laziale del partito fondato da Antonio Di Pietro ha esortato a “fare molta attenzione quando si operano interventi sottrattivi nei riguardi degli istituti di igiene mentale, in quanto poi determinati problemi rischiano di ricadere sulle famiglie dei pazienti”.
Infine, ampliando il discorso al periodo di crisi economica che angoscia il Paese, Tortosa sollecita le istituzioni, governative e regionali, a trovare delle soluzioni idonee dichiarando: “Questi tagli indiscriminati in comparti sociali rilevanti rischiano di creare ulteriori problemi agli italiani. Il governo sta facendo una manovra finanziaria di ‘sacrifici e sangue’ dove si pubblicizza tanto la riduzione del 10% degli smodati compensi dei parlamentari, ma si fa passare quasi sotto silenzio il blocco dei rinnovi contrattuali del personale dipendente delle pubbliche amministrazioni. Mi auguro poi – conclude l’esponente dipietrista – che si correggano al ribasso gli stipendi sproporzionati di manager e alti dirigenti pubblici, affinché a pagare il salasso maggiore non sia sempre la solita gente, già abbastanza sovraccaricata di tasse ed esasperata fino all’inverosimile”.