Roma 5 dicembre 2019
9 ottobre 2012

Anguilla in tutta salute nel lago di Bracciano

Comunicato stampa - editor: M.C.G.
CONDIVIDI

Buone notizie dall’incontro con il biologo Giuseppe Moccia del Servizio Pesca della Provincia di Roma. Fondamentale l’attività di ripopolamento

Una buona notizia. L’anguilla nel lago di Bracciano non è in estinzione. Anzi. Il lago si conferma pescoso. Ma molti dei meriti vanno all’attività che la Provincia di Roma svolge con il Servizio Pesca mirata ad uno scientifico e periodico ripopolamento del bacino lacustre. Questi i dati che emergono dall’ultimo incontro organizzato domenica 30 settembre alle 16.30 dall’Associazione Culturale Sabate presso il Museo storico della Civiltà Contadina e della Cultura Popolare Augusto Montori dal titolo “Anguilla: animale in via d’estinzione?”. Tutti i dubbi sono stati svelati dal biologo Giuseppe Moccia. “Nel lago di Bracciano l’anguilla c’è e non è in diminuzione” ha confermato il biologo del Servizio Pesca provinciale. Una situazione che si verifica soprattutto per le semine di novellame.

“L’Anguilla Anguilla, nome della specie europea – ha sottolineato Moccia – è una specie catadroma ovvero si dirige verso il mare per la riproduzione. Poiché tuttavia il lago di Bracciano è un bacino chiuso (con l’emissario Arrone ci sono scambi di acqua solo in casi eccezionali) è necessario immettere pesce. Come Provincia ci occupiamo di effettuare delle semine con ceche (fino a 12 centimetri) e ragani (tra i 12 e i 25 centimetri), stadi giovanili dell’anguilla, pescati su autorizzazione della Provincia di Roma nella zona di Focene-Maccarese.
Nella stessa giornata le ceche vengono immesse nel lago”. L’anguilla poi nel lago si accresce. Quelle che vivono in profondità, dette all’anguillarina, “anguille di cupo” sono molto buone e poco grasse. La femmina che non potendo scendere a mare si accresce a dismisura diviene un “capitone” mentre i maschi restano prevalentemente di piccola misura. “Di recente in attuazione del Regolamento Europeo del Consiglio n. 1700/2007, sono state introdotte alcune prescrizioni a tutela dello stock ittico presente.

I sistemi di pesca dell’anguilla restano poi quelli tradizionali, dalle cosiddette “fila” ai “martavelli” o “coculli”. “Quello che è certo è che senza un sistema di gestione della pesca mirato al ripopolamento ittico, l’anguilla sarebbe in diminuzione anche in questo lago”. Vari poi gli scenari da approfondire. Il primo, scientifico, sulle zone di riproduzione. “
Gli studiosi ipotizzano un’area riproduttiva anche nel Mediterraneo, area non ancora individuata” che si aggiungerebbe a quella ormai accertata del Mar dei Sargassi. Il secondo riguarda il consumo. Se, come chiede Slow Food che ha individuato un vero e proprio presidio dell’anguilla dei laghi della Tuscia (Bolsena- Bracciano-Martignano), è fondamentale pescare quelle “argentine”, con le restrizioni introdotte ai fini riproduttivi dal Regolamento europeo sopracitato, è pur vero che un po’ per questioni di gusto, un po’ per il venir meno delle tradizioni, l’anguilla finisce nelle nostre tavole meno che in passato. Eppure è un cibo a km0, frutto di un mestiere antico come quello del pescatore, peraltro da preparare in vari modi: fritta, alla cacciatora, al sugo. I ricettari sono ricchi al riguardo. C’è bisogno solo della volontà di riscoprire sapori antichi.

“L’incontro – sottolinea Graziarosa Villani, presidente dell’Associazione Culturale Sabate – ha ribadito l’importanza dell’attività portata avanti dalla Provincia di Roma.
Fondamentale in questo senso il ruolo dell’incubatorio ittico provinciale, per la riproduzione artificiale di coregoni, lucci e persici reali. Il ripopolamento è infatti necessario se non si vuole che il lago, al centro peraltro di un Parco come quello di Bracciano-Martignano, si trasformi in uno specchio d’acqua sterile e che continui a fornire reddito ai circa 40 pescatori di professione che operano su questo splendido bacino lacustre”.

CONDIVIDI
COMMENTA L'ARTICOLO
COMMENTI IN ARCHIVIO
TRAFFICO E VIABILITÀ