
C’è una seconda nave romana scoperta durante i sondaggi archeologici per il nuovo Ponte della Scafa, ma nessuno ne parla.
Mancano i milioni di euro promessi dal ministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan, e dal sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Maria Giro e si fa finta di nulla.
Piove a dirotto sugli scavi in corso, non adeguatamente protetti, e non si cercano fondi in somma urgenza per salvare i reperti. E mentre tutto questa va in onda, cosa accade? Si ricoprono le trincee di scavo sul lato di Fiumicino e si fermano i sondaggi sul lato di Ostia.
A 3 anni dal Commissariamento dell’area archeologica di Roma e Ostia antica, per superare "la situazione emergenziale dovuta agli eventi climatici di natura eccezionale di novembre e dicembre 2008" (piogge di minor intensità di quelle di pochi giorni orsono) l’archeologia è allo sbando, compresa la cosiddetta ’archeologia preventiva’ (legge 109/2005) di cui tutti si riempiono la bocca.
Sarebbe stato proprio compito delle soprintendenze segnalare dove potevano emergere in corso d’opera elementi archeologicamente rilevanti ma così non è stato dall’inizio ed oggi si sta ritrovando di tutto.
A questo punto prima che altri danni al patrimonio archeologico vengano perpetrati, mettendo alla luce i reperti ma non avendo i fondi per proteggerli, le scelte che rimangono sono solo due: effettuare modifiche rilevanti o annullare del tutto un’opera insana come il nuovo Ponte della Scafa, visto che esistono altre soluzioni per migliorare la viabilità in quel quadrante.
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