
Chiude il Festival Internazionale di Villa Adriana il concerto in piano solo di Ludovico Einaudi, pianista e compositore tra le figure di spicco del panorama musicale europeo. I suoi punti di riferimento spaziano dai Beatles e i Radiohead a Luciano Berio, da Miles Davis a Bob Dylan passando per Henryk Gòrecki e Philip Glass. Il piano solo sarà un’occasione unica per ascoltare le sue composizioni più note e le sue improvvisazioni: Einaudi condurrà il pubblico in un lungo e affascinante viaggio nel suo universo musicale in una perenne ricerca tra musica per il cinema, composizioni per pianoforte e aperture verso le sonorità di altre culture. La sua musica e il suo percorso artistico sono paragonabili alle esperienze di un viaggiatore solitario che attraversa l’Europa, l’Africa e l’Asia con il solo obiettivo di ascoltare e di riproporre in concerto le atmosfere e l’intensità delle sue esperienze musicali.
“Il piano solo mi consente di spaziare e dare più peso all’improvvisazione permettendomi di discostarmi dalla composizione “scritta”. Da solo posso permettermi il lusso di andare sul palco e decidere al momento con quale brano iniziare il concerto. Come accade spesso nei miei concerti di “piano solo” andrò ritroso negli anni, proponendo al pubblico composizioni dei miei album precedenti. Sul mio quaderno ci sono molti appunti e solitamente quando suono nella dimensione del piano solo, mi piace saltare da un brano all’ altro come un viaggiatore che va da un’isola all’altra…”. Ludovico Einaudi
Studi classici e di avanguardia, Einaudi modella il suo stile compositivo attraverso una serie di collaborazioni con il teatro e la danza. L’album “Le onde” (1996), rappresenta un momento essenziale nella carriera di Einaudi, al suo primo lavoro solista vero e proprio. Con ‘Le onde’ Einaudi assembla e interpreta un ciclo di ballate per pianoforte ispirato dall’omonimo romanzo di Virginia Woolf, che vede le onde come simbolo della vita. Il disco, concentrato di quel suono circolare, raffinato e minimalista che lo porterà al successo, sarà pubblicato un paio di anni dopo nel Regno Unito, riscuotendo unanimi consensi di pubblico e di critica. L’atteso seguito s’intitola ‘Eden Roc’ (Bmg Ricordi, 1999) e prosegue la ricerca sull’approfondimento della canzone strumentale iniziata con‘Le onde’, con l’aggiunta di un quintetto d’archi. Il lavoro è caratterizzato dalla collaborazione con l’armeno Djivan Gasparijan, maestro indiscusso del duduk (piccolo oboe in legno di albicocco). Sul finire del 2001 è tempo di ‘I Giorni’, per piano solo, che si traducono in «una sorta di riflessione in musica», sulla scia di un viaggio africano. «Un giorno, un po’ di tempo fa, durante un soggiorno nel Mali ero in macchina con un amico, Toumani Diabate, celebre virtuoso della kora, quando all’improvviso ho sentito una musica incantevole. Un’antica melodia del 1200. Tornato a casa per la registrazione del mio nuovo disco, ho cominciato a improvvisare ripensando a quella musica dolce e malinconica e così ho vinto il mal d’Africa».
In Mali, per la precisione vicino all’oasi di Essakane, ritornerà nel gennaio 2003, per partecipare alla terza edizione del ‘Festival au Désert’, la ‘Woodstock delle musiche del mondo’, celebrazione della cultura del popolo Tuareg del Sahara. Questa volta a riportarlo in Africa è Ballaké Sissoko, altro mostro sacro della kora. Un brano di quella performance dal vivo, ‘Chameaux’, sarà inserito nel disco dal vivo ’Le Festival au Désert’. Einaudi ricambierà il favore invitando Sissoko in Italia per una serie di concerti all’insegna dell’improvvisazione su un repertorio di temi maliani con cui registrano l’album ‘Diario Mali’ poi ripubblicato nel 2006.
Il 2003 è caratterizzato da puntuali ’tutto esaurito’ nelle sale teatrali dove si esibisce: in Italia come all’estero. A cominciare dalla Gran Bretagna, dove nel frattempo esce ‘Echoes (The Einaudi Collection)’, una raccolta di successi dei suoi primi album da solista, che supererà quota 100 mila copie vendute. Nello stesso anno incide il doppio live ‘LaScala:Concert 03 03 03’ al Teatro degli Arcimboldi di Milano, che raccoglie tutti i brani più noti dell’autore e contiene anche un omaggio al rock con una versione distillata di “Lady Jane” dei Rolling Stones. Quando esce ‘Una mattina’, il primo album per la britannica Decca, nell’autunno del 2004, il disco schizza subito al primo posto delle chart britanniche della classica. Einaudi prosegue la sua ricerca intorno alla ‘canzone strumentale’ applicando l’approccio colto ai temi e alle forme della musica popolare. E forse questa è una delle eredità che provengono dal periodo passato ‘a bottega’ con Luciano Berio. A colpire nel segno le melodie ondulatorie in continuo movimento, fra accelerazioni improvvise e altrettanto subitanee sospensioni, mai così solari e ‘positive’. Da quel momento, inizia un tour, fortunato e pressoché infinito, che porta Ludovico Einaudi in giro per l’Europa e gli offre spunti per collaborazioni inedite e sempre più stimolanti, in bilico tra suoni colti e avanguardia, suggestioni etniche ed elettronica. Nell’ autunno 2006 pubblica ‘Divenire’, l’ultimo capitolo discografico al quale è seguito un lungo tour documentato anche da un Dvd.
Musica
Domenica 13 luglio 2008 ore 21
VILLA ADRIANA – TIVOLI
PIANO SOLO
Ludovico Einaudi
Una produzione Fondazione Musica per Roma
Biglietto 25 euro