Roma 29 luglio 2010
9 marzo 2010

Il Pincio rinato, tra Ottocento e resti romani

Il Pincio rinato, tra Ottocento e resti romani
MUNICIPI E QUARTIERI

Il piazzale del Pincio, con la terrazza in verticale su piazza del Popolo, è tornato al suo aspetto migliore dopo gli interventi condotti dalla Sovraintendenza comunale: recupero del piazzale e del giardino ottocentesco di Francesco Vachez, tutela e valorizzazione dei resti archeologici.
La "riconsegna" ufficiale alla città è avvenuta domenica 7 ad opera del sindaco Alemanno, degli assessori Corsini (Urbanistica) e Croppi (Cultura) e del sovrintendente Umberto Broccoli. Dietro, una storia di anni che parte dall’abbandono del progetto di parcheggio interrato, sette piani nel ventre della collina sotto piazzale Napoleone I.

A settembre 2004 il Comune avviò i sondaggi archeologici preliminari alla realizzazione del parcheggio multipiano. Vennero alla luce gli ambienti di un edificio romano e una rete di cunicoli idraulici. Nel 2007 fu aperto il vero e proprio cantiere di scavo, in collaborazione tra due soprintendenze (quella statale ai Beni Archeologici di Roma e quella capitolina). I lavori si sono protratti fino ad agosto 2008, rivelando resti imponenti.

Si è così scoperto che le strutture romane, articolate su almeno tre livelli fino alla massima profondità accertata di 9 metri sotto il piazzale, occupavano il 30% (o più) dell’area interessata dal progetto di parcheggio. Gli scavi hanno documentato l’antichità di frequentazione del luogo (dal VI secolo a.C.) e hanno consentito d’individuare, tra l’altro, un elegante complesso termale. Al suo interno, nelle condutture per l’aria calda, mattoni con il sigillo delle officine di Asinio Pollione, poeta novus e console nel 40 a.C.

L’importanza dei rinvenimenti archeologici ha rafforzato l’idea di accantonare il parcheggio multipiano. Il Campidoglio ha così puntato sul restauro dei luoghi e sulla salvaguardia dei resti venuti alla luce: la maggior parte degli antichi edifici è stata conservata e resa visitabile, mentre gli esterni – la passeggiata con il piazzale e la terrazza – hanno riacquisito la veste ottocentesca grazie all’indagine condotta sui documenti storici.


Pincio: gli scavi, la storia
Gli scavi hanno documentato come la sommità del Pincio dovesse essere frequentata fin dall’età arcaica (VI sec. a.C.); fu solo, però, a partire dalla media età repubblicana (II – I sec. a.C.) che la zona venne occupata dai giardini di ricchi proprietari romani, tra cui il notissimo Licinio Lucullo. Poiché sul colle non erano presenti sorgenti naturali, si provvedeva all’irrigazione degli horti con un sistema di cunicoli che raccoglievano l’acqua piovana. L’acquedotto, un ramo dell’Acqua Marcia, arrivò solo in epoca augustea, quando per l’abbellimento delle ricche residenze con giochi d’acqua, fontane e impianti termali venne realizzata la grande cisterna sotto la Casina Valadier. Nello stesso periodo venne creato un poderoso sistema di sostegno delle pendici del colle: il così detto Muro Torto. Nel corso degli scavi si è individuato, tra l’altro, un complesso di terme private costituito da eleganti ambienti riscaldati e alimentato da un’estesa rete di canali. Nelle condutture per l’aria calda sono stati rinvenuti ancora in opera alcuni mattoni, fabbricati nelle officine tuscolane di Asinio Pollione, il celebre poeta novus, console del 40 a.C.

Gli scrittori antichi ricordano le complesse vicende dei passaggi di proprietà delle lussuose residenze che sorgevano sul colle, menzionando i nomi di Messalla Corvino e Valerio Asiatico, costretto al suicidio da un finta accusa di tradimento nei confronti dell’imperatore Claudio, ordita contro di lui da Messalina, desiderosa di impadronirsi della sua splendida dimora. Proprio là, poco tempo dopo, come riferisce Tacito negli Annali, avrebbe trovato la morte la giovane imperatrice, assassinata per mano dei sicari di Claudio. Imponenti strutture rinvenute negli scavi rimandano a modifiche sostanziali nell’area riferibili a questo periodo.

Nei secoli successivi sono note le proprietà degli Acilii; e quelle più tarde degli Anicii e dei Pincii (che diedero il nome al colle) divenute poi residenza imperiale. Il Palatium Pincianum, dopo essere stato in parte spoliato per ornare a Ravenna le costruzioni di Teodorico, fu eletto a propria residenza ufficiale dal generale bizantino Belisario che, forse in occasione dell’assedio del re goto Vitige, vi fece costruire l’imponente cisterna rinvenuta presso Villa Medici.

A partire dall’VIII secolo le dimore, ormai in abbandono, furono sostituite da vigne e orti di proprietà ecclesiastica che occuparono la parte settentrionale del colle fino all’inizio dell’Ottocento.
Tra il 1815 e il 1832, su progetto di Giuseppe Valadier, fu definito l’assetto generale della Passeggiata del Pincio. Questa sistemazione fu tuttavia messa in crisi dagli eventi bellici scatenati dalla Repubblica Romana del 1849, quando il colle subì ingenti devastazioni. Per riparare i gravi danni inflitti al giardino, si resero necessari una serie di interventi che furono affidati a Luigi Poletti, il quale dispose la collocazione dei busti di uomini illustri e progettò diversi elementi di arredo.

La rinascita del Pincio e la sua attuale conformazione va però attribuita all’archeologo e antiquario Luigi Vescovali il quale affidò al giardiniere savoiardo Francesco Vachez una radicale trasformazione della passeggiata.
Dopo l’unificazione di Roma, il nuovo Consiglio Comunale deliberò nel 1871 diversi lavori di abbellimento per la Passeggiata, eseguiti con la direzione dell’architetto Gioacchino Ersoch che fornì anche i tipi progettuali degli arredi.

Susanna Le Pera
Alessandro Cremona
(Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma)

Comunicato stampa - editor: Maria Cristina
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