
Riceviamo da LabUrbanistico e pubblichiamo:
"Nel pomeriggio di Martedì 19 Gennaio si è tenuto un sopralluogo presso il Borghetto dell’Idrosacalo a Ostia per definire gli interventi necessari per mettere in sicurezza gli abitanti. Presenti per il XIII Municipio, il Presidente Vizzani, l’Assessore ai LL.PP. Olive e il Responsabile dell’Ufficio Tecnico, Papalini e, per la Regione Lazio, il Direttore dell’Agenzia Regionale per la Difesa del Suolo, Lasagna. Oltre ad alcuni cittadini, al sopralluogo ha assistito anche Sabrina Giacobbi, coordinatrice del circolo Pd Nuova Ostia, e il Laboratorio di Urbanistica LabUr.
“Sono tre le cause per cui i residenti si allagano” - ha dichiarato Paula de Jesus, urbanista di LabUr – “Mancanza di una regolare rete fognaria per la raccolta e lo smaltimento delle acque meteoriche, mancanza delle scogliere a mare per la difesa dalle mareggiate, mancanza delle scogliere a fiume per la difesa da eventuali esondazioni del fiume Tevere. Via dell’Idroscalo e Piazza dei Piroscafi, assi portanti della viabilità, sono, rispettivamente, acquisita a patrimonio comunale dal 1983 e in manutenzione dal 1937 grazie alla delibera governatoriale del 18.10.1937. Eppure non ci sono pozzetti delle acque per raccogliere l’acqua piovana, se non nel tratto presso il muro del prospiciente Porto Turistico, pozzetti peraltro pieni di terra e mai regolarmente mantenuti”.
“Basta una forte pioggia e le abitazioni si allagano” – ha affermato Bice Ieluzzi residente e sempre in prima linea nella difesa del Borghetto dell’Idroscalo – “Nell’ultima alluvione ho subito, oltre ai danni materiali, anche quelli fisici ad una spalla. Sono anni che aspettiamo una soluzione ai nostri problemi. Le piccole strade che si diramano da Via dell’Idroscalo diventano delle piscine, anche quella davanti alla piccola Cappella di Santa Maria Assunta”.
“Per evitare questo, basterebbe creare, se non proprio un sistema fognario, piccole canalette di scolo con le giuste pendenze per portare l’acqua fino a mare, sul lato opposto, come del resto hanno fatto, spontaneamente, alcuni abitanti” – ha incalzato Sabrina Giacobbi, coordinatrice del circolo PD Nuova Ostia – “Il Comune di Roma dovrebbe semplicemente adeguare tutta via dell’Idroscalo e Piazza dei Piroscafi a livelli di strade di un paese civile. Pare che anche gli interrati del Porto Turistico si allaghino per lo stesso motivo”.
“I comunicati usciti nei giorni scorsi sono preoccupanti – ha proseguito Paula de Jesus – “Abbiamo letto che “la Protezione Civile regionale interverrà su 30 metri di scogliera frangiflutti, ponendo le dovute misure di sicurezza sia lato Tevere sia lato mare e che si provvederà alla bonifica dell’area, a ridosso della zona di intervento, invasa da detriti e materiale di risulta".
Cominciamo con il dire che l’unico intervento reale che si farà è quello sulla scogliera di mare sul lato di piazza dei Piroscafi. Ancora non si conoscono i tempi ed il progetto, ma presumibilmente si farà in estate e riguarderà solo quel tratto lasciato fuori dal futuro braccio a mare che amplierà il limitrofo Porto Turistico.
Ciò vuol dire che, se arriveranno nuove mareggiate sospinte soprattutto dallo Scirocco, l’Idroscalo andrà ancora sott’acqua”.
“La cosa che ci ha lasciato più di tutte stupiti è che il Porto Turistico di Ostia è ancora in fase di approvazione.” – ha incalzato Sabrina Giacobbi – “Dopo ci vorranno almeno 2 anni per terminare i lavori. Nel frattempo si lascia la popolazione residente in balìa delle onde.
E questa la chiamano protezione civile ?”
“Siamo rimasti particolarmente sorpresi, come professionisti, che la scogliera di fiume venga intesa come ’barriera frangiflutti’ e non come argine, motivo per cui l’area retrostante deve intendersi come area di esondazione e non golenale, tant’è che non c’è alcun argine.” – ha proseguito la de Jesus - “Quelle barriere esistono da sempre, già da quando nel 1919 cominciarono i lavori per l’Idroscalo alla foce del Tevere”.
“Perché non viene mai fatta manutenzione su quel tratto di fiume ?” - domanda Sabrina Giacobbi – “Le foto che LabUr ha scattato durante il sopralluogo evidenziano cosa il fiume porta da monte e cioè tronchi e rifiuti di varia natura, anche pericolosi, della società “civile” portati a valle specie durante le piene.
Ci sono lavatrici, frigoriferi, televisori, computer, sedie, mobili, di tutto”.
“Neppure la recente ordinanza della Protezione Civile nr. 3734 del 16.01.2009, che prevedeva la bonifica e la pulizia dell’alveo e delle aree di competenza fluviale nel tratto metropolitano del fiume Tevere compreso tra Castel Giubileo e la foce, ha prodotto risultati, con la conseguenza che ormai avvicinarsi da fiume con una chiatta è impossibile. Neppure si possono portare i massi da scogliera per via terra, vista la ridottissima larghezza delle stradine di accesso al fiume, invase dalle casupole.” – ha affermato Paula de Jesus - “Lungo il fiume non c’è un argine, ma solo una barriera frangiflutti, realizzata alla meno peggio, anche con terrapieni non funzionali allo scopo, mai mantenuta tant’è che c’è una distesa enorme di materiale vario portato dalla corrente.
Bonificare quell’area dai detriti aiuterebbe a mettere in sicurezza i residenti, così come trasformare la difesa spondale in un vero e proprio argine, come ad esempio è stato fatto a Centro Giano, metterebbe finalmente in sicurezza i residenti”.
“Non ci risulta che ci siano fondi stanziati né tempi previsti per queste difese spondali a fiume, tantomeno dalla Protezione Civile. Non si sa nemmeno dove portare a discarica le tonnellate di materiale accumulatesi sulle sponde” – ha affermato Sabrina Giacobbi – “Quei ‘30 metri di scogliera frangiflutti, tanto decantati dalle istituzioni, rimarranno a lungo una chimera.
Perché prendere in giro la gente, soprattutto su temi come la sicurezza ?”
“Sarebbe ora che il Comune si concentrasse su quanto gli compete, cioè la raccolta e lo smaltimento delle acque meteoriche su Via dell’Idroscalo e Piazza dei Piroscafi e lasci all’ARDIS il compito di definire un progetto funzionale per la difesa dal mare e dal fiume” – ha concluso Paula de Jesus – “Il Comune sembra più preoccupato degli interessi immobiliari che di quelli della popolazione residente su quest’area.
D’altronde conosciamo molto bene, come laboratorio di urbanistica, la ‘tecnica’ di non risolvere i problemi affinché ci sia la scusa dell’ emergenza per intervenire con un nuovo progetto di cambio di destinazione d’uso con l’unico scopo di favorire solo interessi privatistici e speculativi, tra cantieri navali, villini e alberghi.”
LabUrbanistico