Roma 23 maggio 2019
17 febbraio 2014

Sanremo blasfemo, i Papaboys protestano contro Wainwright

Comunicato stampa - editor: M.C.G.
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Il Festival di Sanremo non è ancora iniziato, ma già piovono le polemiche sulla partecipazione di Rufus Wainwright, il cantante accusato di blasfemia per il suo brano "Gay Messiah".
I Papaboys e le organizzazioni cattoliche hanno deciso di protestare davanti alla Sede Rai di Viale Mazzini, chiedendo le dimissioni dei vertici Rai, che hanno invitato il cantante blasfemo sul palco dell’Ariston. Anche sui social network si è accesa la protesta con molti utenti che hanno espresso la loro solidarietà alla pagina Facebook dei Papaboys.

Anche per Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio Rufus Wainwright non deve cantare:
“Il Presidente della RAI Tarantola e il Direttore Generale Gubitosi sospendano l’esibizione del cantante Rufus Wainwright. La propaganda LGBT volta a minare la famiglia naturale che è divenuto sport nazionale nelle piazze e nelle aule parlamentari, non può anche divenire un inno alla blasfemia, all’insulto dei cattolici di tutto il mondo, in particolare di quelli italiani che pagano il canone, e non può in nessun modo offuscare la tradizione di una manifestazione canora, che sembra sempre più diventare il palcoscenico di una certa parte politica, tra l’altro profumatamente pagata dai contribuenti italiani”.

Prosegue: “La Rai a questo punto farebbe meglio a interrogarsi perché in molti non vogliono più pagare il canone, di fronte a un servizio che non ha il minimo rispetto della sensibilità diffusa di una Nazione e che non rispetta le tradizioni di un popolo. La libertà di espressione deve avere un limite nel rispetto del prossimo e questa appare più come l’ennesima provocazione progressista che non un’esibizione in grado di portare valore aggiunto a Sanremo. Deve finire il buonismo in Italia anche per i valori, contro cui sono rivolte battaglie a buon prezzo che in Iran di certo nessuno avrebbe il coraggio di sostenere. Luxuria compresa”, conclude Santori.

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