Roma 23 maggio 2019
11 maggio 2016

Protesta medici, no tagli guardia medica

Comunicato stampa - editor: M.C.G.
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«Renzi non spegnere le luci dell’assistenza»: medici in piazza contro l’abolizione della Guardia medica notturna. Arriva davanti Montecitorio la protesta dei sindacati dei camici bianchi preoccupati per il nuovo modello che ridisegna l’assistenza sanitaria di base. «In Italia ci sono 20mila guardie mediche che gestiscono i codici bianchi di notte alleggerendo così il carico del pronto soccorso. A fronte di un compito così importante il loro costo è in pratica 10 euro l’anno a cittadino» dice Maurizio Andreoli, responsabile del Centro Studi del Sindacato Medici Italiani. In piazza anche le altre sigle (Fp Cgil Medici, Cisl Medici, Fp Uil Medici e Sindacato italiano medici del territorio) e le associazioni di consumatori.

Dall’attuale quadro di assistenza 24 ore su 24 (in cui di giorno c’è il medico di famiglia e di notte la guardia medica) si passerà a un modello di assistenza 16 ore su 24: di notte e nei giorni festivi il cittadino dovrà far riferimento al pronto soccorso e al 118 per ogni tipo di problema di salute, a prescindere dalla gravità.«Questo porterà all’affollamento dei pronto soccorso che dovranno far fronte anche ai codici bianchi» dicono i sindacati, preoccupati soprattutto dell’assistenza «nelle zone rurali, nei piccoli comuni senza ospedali, nelle isole dove la guardia medica rappresenta un imprescindibile presidio sanitario».

In base a dati dell’Annuario del ministero della Salute e relativi al 2012, in Italia ci sono 20mila guardie mediche di cui 12.000 titolari e 8mila precari. Complessivamente le guardie mediche effettuano ogni anno 15 milioni di visite, una ogni 4 abitanti. «Di questi 15 milioni - aggiunge Andreoli - ben 3 sono effettuate tra le 24 e le 8 di mattina e che andranno a carico del pronto soccorso (le restanti sono effettuate dalle 8 di sera alle 24). Il loro costo nell’insieme è di 605 milioni di euro l’anno pari a meno dello 0,5% del fondo sanitario nazionale, ovvero 10 euro a cittadino: cifre da cui si capisce come non abbia senso smantellare questo servizio».

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