Roma 11 dicembre 2018
29 giugno 2007

L’orologio del Pincio riprende a funzionare

Comunicato stampa - editor: Caporedattore
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L'orologio del Pincio riprende a funzionare
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Si rimette in moto, dopo un laborioso restauro iniziato nel settembre 2005, l’antico Idrocronometro del Pincio. La cerimonia di messa in opera, officiata dal Sindaco di Roma Walter Veltroni, restituisce ai tanti passanti, curiosi e visitatori di Villa Borghese il prezioso orologio ad acqua, vero e proprio gioiello di fisica applicata all’idraulica e alla meccanica, che aveva scandito il tempo dei loro avi per una quarantina d’anni a partire dal 6 ottobre 1873, prima che l’usura e la trascuratezza ne interrompessero il funzionamento.

Il delicato restauro del meccanismo dell’orologio è stato possibile in virtù dell’intervento del Centro ELIS (Educazione Lavoro Istruzione Sport) sotto la supervisione della Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma. L’idrocronometro, restituito a Villa Borghese, sarà da oggi in poi manutenuto - grazie all’interessamento di Pierluigi Bartolomei, preside del Centro ELIS - senza alcun onere per l’amministrazione comunale capitolina.

La fontana dell’idrocronometro nella Passeggiata del Pincio è il prodotto dell’opera del sacerdote-scienziato domenicano Giovan Battista Embriaco (Ceriana 1829 - Roma 1903) e dell’architetto comunale di origine svizzera Gioacchino Ersoch (Roma 1815 - 1902): il primo ideò il geniale orologio ad acqua dal funzionamento autoregolante mentre il secondo curò l’allestimento e l’inserimento di questo meccanismo all’interno di una pittoresca fontana.

Le difficoltà tecniche per la ricostruzione delle parti mancanti e di quelle fatiscenti e per la revisione di tutto l’apparato sono state innumerevoli. Nonostante approfondite ricerche non è stato possibile reperire documenti tecnici da cui rilevare l’originaria progettazione. Si è resa quindi necessaria una riprogettazione e si è proceduto alla ricostruzione di varie parti, come i rotismi mancanti, il gruppo di scappamento, la vaschetta dosatrice oscillante, gli imbuti e i tubi di travaso al bilanciere, le bielle di trasferimento della forza, il bilanciere oscillante, i quattro gruppi meccanici e le nuove lancette in rame, più leggere rispetto a quelle originali in ferro. Infine si è proceduto al restauro estetico, con la nichelatura del meccanismo com’era all’origine.

Per tali operazioni sono stati investiti i vari reparti del Centro ELIS, una Scuola di Formazione Professionale che ha avuto l’idea di chiedere in “adozione” al Comune di Roma l’Idrocronometro di Villa Borghese. Istruttori e allievi del corso di orologeria hanno saputo collaborare in piena sintonia con la classe dei meccanici tornitori ed hanno lavorato alternando l’aula ad esperienze sul campo.


STORIA DEL PROGETTO

La fontana dell’idrocronometro nella Passeggiata del Pincio è il prodotto dell’opera del sacerdote - scienziato domenicano Giovan Battista Embriaco (Ceriana 1829 - Roma 1903) e dell’architetto comunale di origine svizzera Gioacchino Ersoch (Roma 1815 - 1902): il primo ideò il geniale orologio ad acqua dal funzionamento autoregolante mentre il secondo curò l’allestimento e l’inserimento di questo meccanismo all’interno di una pittoresca fontana.

Padre Embriaco aveva presentato due prototipi di idrocronometro all’Esposizione Universale di Parigi del 1867 riscuotendo un grande successo. Altri prototipi, oltre quello pinciano, messi in opera dall’Embriaco, furono esposti nel cortile di palazzo Muti Berardi Cesi in via del Gesù e nell’aiuola al centro del cortile del Ministero delle Finanze (orologio oggi scomparso); un prototipo dalle dimensioni molto più contenute, è esposto a Roma nel laboratorio del maestro orologiaio Sandro Lebran.

Il 13 dicembre 1871 il Consiglio Comunale stabilì che la Passeggiata del Pincio, giardino di Roma Capitale, aveva necessità di interventi di restauro e nuovo decoro; si doveva inoltre migliorare la disponibilità idrica con la realizzazione di un serbatoio d’acqua. A dirigere questi lavori fu chiamato Gioacchino Ersoch. Con una lettera dell’11 Maggio 1872 indirizzata all’Amministrazione capitolina, padre Embriaco si metteva a disposizione della “Capitale del Regno” per fabbricare un orologio idraulico. Lo studio per il progetto della fontana dell’idrocronometro fu alla fine affidato a Ersoch che incluse l’opera all’interno del suo piano generale di arredo del Pincio.

Per la fontana Ersoch optò per un allestimento complesso, una sorta di “scrigno” che doveva proteggere e nel contempo mostrare il sofisticato meccanismo idraulico, alimentato costantemente dall’acqua Marcia, raccolta nel vicino serbatoio e distribuita da questo in tutto il giardino. Conseguenza di ciò fu che i progetti del serbatoio e dell’orologio ad acqua all’inizio separati e connotati da esiti formali diversi si fusero in un progetto unitario. Di fatto Ersoch volle rendere riconoscibile il suo intervento attingendo, per i due manufatti proprio allo stile costruttivo di certi insediamenti alpini, tipo “chalet svizzero”, che avevano avuto grande fortuna nelle trattazioni sull’arte dei giardini a partire dal XVIII secolo. All’orologio egli diede la forma di una torretta lignea, utilizzando ghisa fusa a imitazione di tronchi d’albero, innalzata su una piccolo “scoglio” al centro di un laghetto rustico.

L’orologio giunse a Roma il 6 ottobre 1873 e per la sua realizzazione Ersoch si rivolse alla fabbrica di orologi dei fratelli Granaglia di Torino, alla quale fu commissionato un raffinato allestimento: i quattro quadranti dell’ora, visibili da ogni direzione, erano protetti da “mostre in cristallo di Francia” sagomate e colorate in modo da imitare la sezione trasversale di un albero, con i suoi innumerevoli cerchi concentrici; le stesse lancette in ottone erano sagomate in forme vegetali; il meccanismo dell’orologio non era semplicemente esposto ma veniva dissimulato dalla presenza di fiori in bronzo in modo da creare una preziosa composizione floreale.

L’invenzione tecnologica si realizzava, dunque, assumendo le forme dalla Natura, seguendo in questo un principio caro al Positivismo, secondo cui opera umana e opera naturale sono accomunate da un medesimo ordinato e regolare sviluppo.

di Claudio Impiglia
Laureando in architettura con una tesi sull’Idrocronometro

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