Roma 26 giugno 2019
10 dicembre 2009

CSM DI VIA MONTESANTO, SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO AGLI UTENTI E AGLI OPERATORI SANITARI

Comunicato stampa - editor: M.C.G.
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CSM DI VIA MONTESANTO, SOLIDARIETA' E SOSTEGNO AGLI UTENTI E AGLI OPERATORI SANITARI
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"Contro il pericolo di "sfratto" del Centro di Salute Mentale e delle altre due importanti strutture sanitarie dell’Asl RM "E" per pazienti psichiatrici dai locali dell’Atac di Via Montesanto 71, esprimo tutta la mia solidarietà e il mio sostegno agli utenti, ai loro familiari e agli operatori sanitari che hanno, in questi giorni, affisso sulla facciata dell’edificio cartelli e striscioni di protesta.

Non convincono, infatti, le allarmanti segnalazioni dell’ente proprietario in merito ai danni che avrebbero subito le strutture portanti dell’edificio a cause di infiltrazioni di acqua piovana, anche perchè accompagnate dall’accusa rivolta all’Asl Rm ’E’ di occupare senza titolo quei locali che sono stati invece concessi a suo tempo in comodato d’uso.

La realtà è che tale presenza risulta molto scomoda all’Atac e alla stessa amministrazione comunale in quanto tali locali fanno parte di un complesso edilizio, quello dell’ex deposito Atac di piazza Bainsizza, che è destinato ad essere oggetto di un progetto di "valorizzazione economica" che rischia di tradursi nell’ennesima operazione speculativa a vantaggio dei soliti noti".

È quanto dichiara in una nota Giovanni Barbera, presidente del Consiglio del XVII Municipio ed esponente romano del Prc.

"Per questi motivi - aggiunge Barbera - continuiamo a chiedere che si faccia immediata chiarezza non solo sulla reale entità dei danni subiti dall’edificio, ma anche sul destino delle suddette strutture sanitarie che hanno dato vita, in questi ultimi venti anni, ad uno dei poli d’eccellenza dell’assistenza psichiatrica nella capitale, capace di fornire assistenza di vario genere a circa 600 utenti e di integrarsi perfettamente con il tessuto sociale della zona circostante.

E’ evidente che un trasferimento di tali strutture specializzate significherebbe non solo privare gli utenti e i loro familiari di un importante punto di riferimento nel territorio, ma probabilmente segnerebbe anche la fine di un’esperienza altamente virtuosa che ha dimostrato di rappresentare un vero modello per altre realtà che operano nel campo del disagio mentale "

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