Roma 16 settembre 2019
23 dicembre 2011

AZIONI ARTISTICHE del GRUPPO CASAL DE’ PAZZI

Comunicato stampa - editor: M.C.G.
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Nella notte del 21 Dicembre scorso, il Gruppo Casal de’ Pazzi, in
collaborazione con PassoverLab ed ArtInFlame, ha dato il via ad un
progetto artsitico - "DILIGENTIA ARTIS" - che ha coinvolto cinque
punti d’interesse storico artistico del centro di Roma.

Arte come cura e denuncia del mediocre momento culturale che ci stà minando.
Arte come appello alla creatività delle nostre coscienze, Arte contro la
cattiva informazione e la banalità dettata dalla moda del momento.

Questo alla base del pensiero, ben più complesso e articolato, che
spinge il Gruppo Casal de’ Pazzi a gridare a gran voce la necessità
umana di dare una svolta culturale alla mediocrità artistica e ad una
società sempre meno impegnata a comprendere il vero significato delle
immagini che ogni giorno ci circondano.
E quale modo migliore se non utilizzare delle bambole trafitte di siringhe colme di colore, sature di libero pensiero creativo? Istallazioni, quelle proposte, che da Via di Ripetta, di fronte all’Accademia delle Belle Arti, si snodano lungo Via Margutta; Ponte Milvio - con l’inserimento di un Babbo Natale incatenato ai lucchetti di cui tanto si è sentito la necessità di
parlare (questa è cattiva informazione) - per arrivare a Piazza Sant’
Eustachio, in prossimità della statua di Pasquino, ed infine a Piazza
del Popolo.

CONCEPT DILIGENTIA ARTIS.

Qual è il primo pensiero che abbiamo di fronte a delle bambole
trafitte da siringhe?
La maggior parte di noi ha pensieri negativi: è
un inno alla tossicodipendenza, è un rimando alle messe nere… qualcuno
non riuscirà a focalizzare un possibile significato, ma sarà indignato
dalla parvenza macabra di tale visione. È paradossale che nell’era
della comunicazione, in una società che dialoga attraverso le
immagini, in cui la sostanza esistenziale deve comunque essere
sottomessa alla piacevolezza della forma, non si sappia più
interpretare proprio una comunicazione fatta di immagini!

Le bambole
che sono state messe in varie piazze di Roma non sono solo trafitte da
siringhe, poiché quelle siringhe contengono colore che vistosamente
gocciola giù sui vestiti bianchi, tutti uguali, che indossano. Il
messaggio, a ben riflettere, è tutt’altro che negativo.
È un inno a ritrovare il libero pensiero e il senso critico assopiti da una realtà che induce all’omologazione, un invito a esercitare quella creatività
innata in ogni bambino ma che crescendo viene inaridita a favore di
una quotidianità socialmente standardizzata.

Le bambole rappresentano il momento ludico dell’infanzia, tempo in cui massimamente l’individuo esercita la propria creatività attraverso il gioco; crescendo, la libera volontà di esprimere il proprio pensiero viene pian piano sedata a favore di comportamenti e riflessioni stereotipate, in linea
con il pensiero di massa, che non è più “voce del popolo” ma “voce
attribuita al popolo”.

I vestiti bianchi che indossano rappresentano, appunto, l’omologazione a cui la nostra società ci ha sottoposti, la cattiva abitudine a un mondo in cui il singolo non ha più un’opinione né un’idea e comunque l’espressione individuale si perderebbe nel chiasso di un’inconcludente pubblicità massificata.

I colori dentro le siringhe, invece, sono un accalorato appello alla creatività, a
coltivare la coscienza umana fin da quando quella coscienza è ancora
scevra da ogni tipo di inquinamento mediatico; è un invito a
esercitare la propria immaginazione e trasmettere la pratica del
libero pensiero a chi dovrà costituire il futuro del mondo.

Per questo
sul piede di ogni bambola è stato messo un messaggio, perché fosse
chiaro che non c’è nulla di negativo o macabro: è solo un modo per
dichiarare che qualcuno si sta svegliando dal torpore della vacua
volgarità mediatica, dell’idiota pratica artistica che segue la moda
del momento o gli sproloqui del critico prezzolato di turno, della
cultura del niente e della cattiva informazione.

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