Roma 19 novembre 2018
9 agosto 2018

Tumori all’apparato digerente: dove operarsi in Lazio?

Su https://www.doveecomemicuro.it/ le classifiche, basate sui dati aggiornati del PNE 2017, degli ospedali più performanti per volume di interventi per tumore al colon, al retto, al fegato, all’esofago, al pancreas, alla colecisti, allo stomaco e per numero di operazioni di colecistectomia. Il Policlinico Gemelli di Roma è al 1° posto per tutti gli indicatori tranne che per il tumore alla colecisti che vede in prima posizione l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma
Comunicato stampa - editor: M.C.G.
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Tumori all'apparato digerente: dove operarsi in Lazio?
ARGOMENTI

Oltre un tumore su quattro, in base ai dati diffusi dal Ministero della Salute, colpisce ogni anno l’apparato digerente, e in particolare intestino, fegato, esofago, pancreas, colecisti e stomaco. Il più diffuso in assoluto, però, è il carcinoma al colon-retto, una porzione dell’intestino, che non fa distinzione di genere e rappresenta il 14% di tutti i casi di cancro nella popolazione generale. Nella donna è secondo per incidenza dopo il tumore al seno, mentre nell’uomo è terzo, dopo il carcinoma al polmone e quello alla prostata.

È la chirurgia il trattamento di prima scelta
Se non ci sono metastasi diffuse o complicazioni che ostacolano l’intervento, è la chirurgia la prima arma contro i tumori dell’apparato digerente. L’asportazione della formazione, infatti, è il primo passo per curare la malattia. La ricerca scientifica, negli ultimi decenni, in questo campo ha fatto grandi progressi: il perfezionamento delle tecniche e la messa a punto di ausili tecnologici per la diagnosi e per le visualizzazioni durante l’operazione rappresentano supporti impensabili fino a pochi anni fa e contribuiscono al miglioramento dei tassi di sopravvivenza. Ma quanti sono e come sono distribuiti i centri che eseguono questi interventi sul territorio nazionale?

La fotografia della realtà italiana
Le strutture pubbliche o private accreditate che in Italia effettuano interventi per tumore maligno al colon sono 607: il 42% si trova al nord, il 22% al centro e il 36% al sud. Della totalità delle operazioni, il 49% è stato eseguito al nord, il 25% al centro e il 25% al sud.
Gli ospedali che eseguono interventi per tumore maligno al retto sono 432: il 48% si trova al nord, il 24% al centro e il 28% al sud. Della totalità delle operazioni, il 46% è stato effettuato al nord, il 28% al centro e il 26% al sud.
I centri che effettuano interventi per tumore maligno al fegato sono 251: il 50% si trova al nord, il 23% al centro e il 27% al sud. Della totalità delle operazioni il 63% è stato eseguito al nord, il 21% al centro e il 17% al sud.
Le strutture che effettuano interventi per tumore maligno all’esofago sono 63: il 62% si trova al nord, il 17% al centro e il 21% al sud. Della totalità delle operazioni, il 78% è stato eseguito al nord, il 15% al centro e il 7% al sud.
Gli ospedali che eseguono interventi per tumore maligno al pancreas sono 149: il 57% si trova al nord, il 22% al centro e il 21% al sud. Della totalità delle operazioni, il 68% è stato effettuato al nord, il 20% al centro e il 11% al sud.
I centri che eseguono interventi per tumore maligno alla colecisti sono 178: il 49% si trova al nord, il 22% al centro e il 29% al sud. Della totalità delle operazioni, il 54% è stato effettuato al nord, il 19% al centro e il 27% al sud.
Gli ospedali che eseguono interventi per tumore maligno allo stomaco sono 340: il 52% si trova al nord, il 25% al centro e il 23% al sud. Della totalità delle operazioni, il 51% è stato effettuato al nord, il 28% al centro e il 20% al sud.
Le strutture che eseguono interventi di colecistectomia sono 786: il 40% si trova al nord, il 23% al centro e il 37% al sud. Della totalità delle operazioni, il 46% è stato effettuato al nord, il 22% al centro e il 31% al sud.

I requisiti a garanzia di qualità
Per valutare le performance delle strutture, il Programma Nazionale Esiti (PNE) di Agenas monitora alcuni parametri tra cui il numero d’interventi eseguiti in un anno, indicativo dell’esperienza acquisita. “L’associazione tra volume ed esiti, infatti, è dimostrata dalle evidenze scientifiche. Altri indicatori significativi sono la durata della degenza ospedaliera e la mortalità a 30 giorni dal ricovero per le quali le autorità ministeriali hanno stabilito soglie precise”, spiega Elena Azzolini, medico specialista in Sanità Pubblica e membro del comitato scientifico di https://www.doveecomemicuro.it/.

“La mortalità a 30 giorni dal ricovero è un parametro importante specialmente per quanto riguarda la chirurgia ad alta complessità, ad esempio quella relativa alla neoplasia dello stomaco”, commenta Domenico D’Ugo, Ordinario di Patologia Speciale Chirurgica presso il Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma e Presidente della Società Italiana Chirurgia Oncologica (SICO).

“Nel caso dell’intervento per tumore al colon, la mortalità è talmente bassa che è difficile trarre conclusioni sulla bontà di una struttura basandosi solo su di essa. Il dato va, quindi, affiancato ad altri parametri: ad esempio, la presenza di complicanze post-operatorie, la rimozione tardiva dei drenaggi, l’impostazione di terapie antibiotiche per periodi eccessivamente lunghi o la ritardata ripresa della funzionalità intestinale”.

In qualità di presidente SICO, Domenico D’Ugo auspica l’istituzione di una certificazione - così come avviene per le Breast Unit che trattano il tumore al seno – che garantisca che le strutture che si occupano di cancro abbiano i requisiti per farlo. “Chi fa volumi modesti, dovrebbe assicurare la stessa qualità dei centri ad alta concentrazione, perché il cittadino affetto da un carcinoma tanto diffuso e curabile come quello del colon-retto ha il diritto di essere operato con le massime garanzie, anche se si rivolge all’ospedale – magari più piccolo - vicino a casa”.

Quali sono i requisiti che tutti devono rispettare? “Oltre a raggiungere un numero minimo d’interventi l’anno, i centri accreditati dovrebbero poter contare su un team multidisciplinare e su un servizio di endoscopia h24 - necessario per la diagnostica pre-operatoria, intraoperatoria e per le emergenze post-operatorie. Inoltre, dovrebbero avere la possibilità di eseguire un esame istologico estemporaneo intraoperatorio - fondamentale per capire, nel corso dell’intervento, se la parte di organo che si intende conservare è sana. E ancora: dovrebbero poter ricorrere alla chirurgia mininvasiva – cioè alla laparoscopia - in una percentuale di casi abbondantemente sopra il 30%. Non ultimo, dovrebbero applicare programmi ERAS – Enhanced Recovery After Surgery – che si sono dimostrati efficaci per abbattere le complicanze, la durata delle degenze ospedaliere e i costi: si è calcolato che il risparmio per le strutture che li utilizzano è di almeno 3 milioni di euro su 1000 pazienti trattati”.

Soglie ministeriali rispettate da pochi centri
Delle 607 strutture italiane che effettuano l’intervento per tumore maligno al colon, meno di un terzo - il 30% - raggiunge i 50 interventi in un anno, soglia minima fissata dalle autorità ministeriali: il 55% è situato al nord, il 26% al centro e il 19% al sud. Tra queste, quelle che rispettano anche il limite fissato riguardo alla mortalità a 30 giorni dal ricovero - che deve mantenersi inferiore al 3% - sono 69, pari a circa l’11%. Dei 149 ospedali italiani che eseguono l’intervento per tumore maligno al pancreas, invece, solo il 19% rispetta il valore di riferimento di minimo 20 interventi l’anno: il 66% è al nord, il 21% al centro e il 14% al sud. Quanto al tumore allo stomaco, appena il 24% delle 340 strutture italiane che eseguono l’intervento raggiunge le 20 operazioni annuali, soglia minima fissata dalle autorità ministeriali: il 51% si trova al nord, il 31% al centro e il 18% al sud. Tra queste, quelle che rispettano anche il limite stabilito riguardo alla mortalità a 30 giorni dall’operazione chirurgica - che deve mantenersi inferiore al 5% - sono 45, pari a circa il 13%. Delle 786 strutture che eseguono interventi di colecistectomia, infine, poco più della metà - il 52% - raggiunge la soglia fissata dalle autorità ministeriali di 100 operazioni l’anno: Il 49% si trova al nord, il 21% al centro e il 30% al sud. Tra queste, 266 - pari al 34% - rispetta anche il secondo parametro stabilito, che prevede che oltre il 70% di pazienti operati debba avere una degenza post-operatoria inferiore ai 3 giorni.

Quale prevenzione è possibile?
Molti dei carcinomi che colpiscono l’apparato digerente sono difficilmente prevenibili se non evitando i fattori di rischio. Da segnalare: una dieta ad alto contenuto di calorie, ricca di grassi animali e povera di fibre, malattie infiammatorie croniche intestinali e famigliarità (per i tumori al colon-retto); alcol, epatiti e cirrosi (per il tumore al fegato); tabacco, alcol, famigliarità e fattori infiammatori come l’”esofago di Barrett” (per il tumore all’esofago); fumo, obesità e diabete non insulino-dipendente (per il tumore al pancreas); un’alimentazione ricca di amidi, grassi e cibi affumicati o salati, famigliarità, poliposi gastrica, presenza dell’Helicobacter pylori (per il tumore allo stomaco); sovrappeso e obesità, tabacco e alcol (per il tumore alla colecisti). Programmi di screening sono previsti sul territorio nazionale solo per contrastare il tumore al colon-retto, diagnosticabile precocemente e ben curabile a patto di seguire le regole della prevenzione.

Diagnosi precoce del cancro al colon-retto: chi deve fare un controllo e quando?
“Tutti, uomini e donne, devono sottoporsi a un primo esame di controllo a partire dai 50 anni, anche in assenza di sintomi: il test consigliato è la colonscopia, perché è l’unico totalmente affidabile. Questo appuntamento va anticipato a 45 anni in caso di rischio aumentato di sviluppare la malattia, per famigliarità. Un’alternativa, sotto i 50 anni, è rappresentata dalla ricerca del sangue occulto nelle feci, seguita dalla colonscopia, qualora l’esito fosse positivo”, spiega Domenico D’Ugo.
La ricerca del sangue occulto nelle feci, invece, è l’esame proposto a uomini e donne tra i 50 e i 69 anni (invitati a ripeterlo ogni 2 anni), all’interno dei programmi di screening organizzati a livello nazionale. Fa eccezione il Piemonte, che propone la rettosigmoidoscopia (indagine che analizza solamente le pareti dell’ultima parte del colon) una volta sola a 58 anni. In base ai dati dell’Osservatorio nazionale screening (rapporto ONS 2017), nel 2016 l’invito è stato rivolto a oltre 5,5 milioni di cittadini, 250mila in più rispetto al 2015. L’adesione, però, è stata solo del 52% al Nord, del 35% al Centro e del 22% al Sud.
“È necessario diffondere maggiormente la cultura della prevenzione. Diagnosticando i tumori a uno stadio iniziale, quando sono più curabili, si abbatterebbero i tassi di mortalità e, in secondo luogo, si contribuirebbe a generare un enorme risparmio”, commenta Domenico D’Ugo.

Come scegliere l’ospedale?
Le performance ospedaliere che riguardano gli interventi per tumore al colon, al retto, al fegato, all’esofago, al pancreas, alla colecisti e allo stomaco sono disponibili su https://www.doveecomemicuro.it/, portale si public reporting delle strutture sanitarie italiane che vanta un database di oltre 2000 strutture: 1300 ospedali pubblici e oltre 800 strutture ospedaliere territoriali, tra case di cura accreditate, poliambulatori, centri diagnostici e centri specialistici.
Per confrontare le strutture basta inserire nel “cerca” la parola chiave prescelta, ad esempio “colon” o “tumore maligno al colon” e selezionare la voce che interessa tra quelle suggerite. In cima alla pagina dei risultati compariranno i centri ordinati per numero di interventi, per vicinanza o in base ad altri criteri selezionabili.
Il semaforo verde indica il rispetto della soglia ministeriale mentre una barra di scorrimento mostra il posizionamento delle singole strutture nel panorama nazionale. La valutazione viene fatta considerando indicatori istituzionali di qualità come i volumi di attività (dati validati e diffusi dal PNE - Programma Nazionale Esiti gestito dall’Agenas per conto del Ministero della Salute). È possibile anche inserire nel “cerca” una specifica visita o esame (TC del colon, biopsia del colon, colonscopia, ecc..) o un determinato intervento (interventi chirurgici al colon e all’intestino, colecistectomia laparoscopica...), quindi restringere il campo alla regione o alla città di appartenenza. Per filtrare ulteriormente i risultati, basta spuntare le caselle della colonnina in basso a sinistra relative, ad esempio, alle certificazioni.

CLASSIFICHE REGIONALI

Interventi chirurgici per colecistectomia

Le strutture pubbliche o private accreditate che effettuano questo tipo di intervento sono 77.

Le 5 strutture che nel Lazio effettuano un maggior numero di interventi sono:

  • Policlinico Universitario A.Gemelli di Roma (n° interventi: 794) SECONDO IN ITALIA
  • Policlinico Umberto I di Roma (n° interventi: 426)
  • Ospedale Sant’Eugenio di Roma (n° interventi: 304)
  • Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma (n° interventi: 295)
  • Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma (n° interventi: 281)

Il 45% delle strutture rispetta il valore di riferimento di minimo 100 interventi l’anno.

Il Policlinico Universitario A. Gemelli, l’Ospedale Sant’Eugenio e l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma rispettano anche il valore di riferimento ministeriale per cui oltre il 70% di pazienti operati deve avere una degenza post-operatoria inferiore ai 3 giorni.

Le strutture che rispettano entrambi questi valori di riferimento sono 25, pari al 32% degli ospedali che effettuano questo tipo di intervento.

Il 7,6% dei residenti sceglie di farsi curare in altre regioni.
Il 92,4% dei residenti sceglie di farsi curarsi nella propria regione.
Il 5% di interventi eseguiti su non residenti.

Interventi chirurgici tumore maligno al colon

Le strutture pubbliche o private accreditate che effettuano questo tipo di intervento sono 57.

Le 5 strutture che nel Lazio effettuano un maggior numero di interventi sono:

  • Policlinico Universitario A.Gemelli di Roma (n° interventi: 376) PRIMO IN ITALIA
  • Policlinico Umberto I di Roma (n° interventi: 200)
  • Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma (n° interventi: 170)
  • Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma (n° interventi: 131)
  • Ospedale Sant’Eugenio di Roma (n° interventi: 114)

Il 35% delle strutture rispetta il valore di riferimento di minimo 50 interventi l’anno.

Il Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma oltre a vantare alti volumi d’interventi rispetta i valori di riferimento in termini di percentuale di mortalità a 30 giorni dal ricovero (che deve mantenersi inferiore al 3%) pari allo 0,9%.

Nel Lazio le 5 strutture con le percentuali più basse di mortalità a 30 giorni dall’intervento chirurgico e con volumi annuali di interventi sopra il valore di riferimento sono l’Ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone (n° interventi: 52, mortalità: 0,82%), il Policlinico Universitario A.Gemelli di Roma (n° interventi: 376, mortalità: 0,9%), l’Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli di Roma (n° interventi: 51, mortalità: 0,99%), l’Ospedale Dono Svizzero di Formia (LT) (n° interventi: 72, mortalità: 1,13%) e l’Ospedale San Filippo Neri di Roma (n° interventi: 71, mortalità: 1,15%).

Nel Lazio le strutture che rispettano entrambi i valori di riferimento in termini di volumi di interventi e di bassa mortalità sono 10, pari al 18% del totale delle strutture che effettua questo tipo di intervento.

Il 7,2% dei residenti sceglie di farsi curare in altre regioni.
Il 92,8% dei residenti sceglie di farsi curarsi nella propria regione.
Il 9,7% di interventi eseguiti su non residenti.

Interventi chirurgici per tumore maligno al fegato

Le strutture pubbliche o private accreditate che effettuano questo tipo di intervento sono 18.

Le 5 strutture che nel Lazio effettuano un maggior numero di interventi sono:

  • Policlinico Universitario A.Gemelli di Roma (n° interventi: 197) TERZO IN ITALIA
  • Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma (n° interventi: 127)
  • Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma (n° interventi: 67)
  • Policlinico Umberto I di Roma (n° interventi: 63)
  • Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma (n° interventi: 27)

Per questo indicatore non è presente un valore soglia di riferimento.

Il 12,2% dei residenti sceglie di farsi curare in altre regioni.
L’ 87,8% dei residenti sceglie di farsi curarsi nella propria regione.
Il 30,3% di interventi eseguiti su non residenti.

Interventi chirurgici tumore maligno al pancreas

Le strutture pubbliche o private accreditate che effettuano questo tipo di intervento sono 10.

Le strutture che nel Lazio effettuano un maggior numero di interventi sono:

  • Policlinico Universitario A.Gemelli di Roma (n° interventi: 65)
  • Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma (n° interventi: 28)
  • Policlinico Umberto I di Roma (n° interventi: 27)
  • Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma (n° interventi: 27)

Il 40% delle strutture rispetta il valore di riferimento di minimo 20 interventi l’anno.

Il 15,7% dei residenti sceglie di farsi curare in altre regioni.
L’ 84,3% dei residenti sceglie di farsi curarsi nella propria regione.
Il 17,3% di interventi eseguiti su non residenti.

Interventi chirurgici tumore maligno al retto

Le strutture pubbliche o private accreditate che effettuano questo tipo di intervento sono 39.

Le 5 strutture che nel Lazio effettuano un maggior numero di interventi sono:

  • Policlinico Universitario A.Gemelli di Roma (n° interventi: 185) PRIMO IN ITALIA
  • Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma (n° interventi: 56)
  • Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma (n° interventi: 51)
  • Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma (n° interventi: 48)
  • Policlinico Umberto I di Roma (n° interventi: 46)

Per questo indicatore non è presente un valore soglia di riferimento.

Il 7,2% dei residenti sceglie di farsi curare in altre regioni.
Il 92,8% dei residenti sceglie di farsi curarsi nella propria regione.
Il 15,2% di interventi eseguiti su non residenti.

Interventi chirurgici tumore maligno all’esofago

Le strutture pubbliche o private accreditate che effettuano questo tipo di intervento sono 6.

Le 6 strutture che nel Lazio effettuano questo tipo di intervento sono:

  • Policlinico Universitario A.Gemelli di Roma (n° interventi: 17)
  • Policlinico Umberto I di Roma (n° interventi: 8)
  • Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma (n° interventi: 4)
  • Ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma (n° interventi: 3)
  • Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma (n° interventi: 3)
  • Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma (n° interventi: 3)

Per questo indicatore non è presente un valore soglia di riferimento.

Il 17% dei residenti sceglie di farsi curare in altre regioni.
L’ 83% dei residenti sceglie di farsi curarsi nella propria regione.
Il 18,7% di interventi eseguiti su non residenti.

Interventi chirurgici per tumore maligno alla colecisti

Le strutture pubbliche o private accreditate che effettuano questo tipo di intervento sono 18.

Le strutture che nel Lazio effettuano un maggior numero di interventi sono:

  • Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma (n° interventi: 17)
  • Policlinico Universitario A.Gemelli di Roma (n° interventi: 11)
  • Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli di Roma (n° interventi: 4)
  • Policlinico Umberto I di Roma (n° interventi: 4)

Per questo indicatore non è presente un valore soglia di riferimento.

Il 7,7% dei residenti sceglie di farsi curare in altre regioni.
Il 92,3% dei residenti sceglie di farsi curarsi nella propria regione.
Il 14,3% di interventi eseguiti su non residenti.

Interventi chirurgici per tumore maligno allo stomaco

Le strutture pubbliche o private accreditate che effettuano questo tipo di intervento sono 24.

Le 5 strutture che nel Lazio effettuano un maggior numero di interventi sono:

  • Policlinico Universitario A.Gemelli di Roma (n° interventi: 101) SECONDO IN ITALIA
  • Policlinico Umberto I di Roma (n° interventi: 57)
  • Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma (n° interventi: 41)
  • Ospedale San Filippo Neri di Roma (n° interventi: 31)
  • Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma (n° interventi: 27)

Il 38% delle strutture rispetta il valore di riferimento di minimo 20 interventi l’anno.

L’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini oltre a vantare alti volumi mantiene anche una bassa mortalità a 30 giorni dall’intervento chirurgico (che deve mantenersi inferiore al 4%), pari al 2,99%.

Le strutture che rispettano entrambi questi valori di riferimento sono 3, pari al 12,5% delle strutture che effettuano questo tipo di intervento.

Le 3 strutture che nel Lazio vantano minore mortalità e un alto numero di interventi, sono: l’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma (n° interventi: 26, mortalità: 2,28%), l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma (n° interventi: 41, mortalità: 2,99%) e l’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma (n° interventi: 26, mortalità: 3,76%).

L’ 11,5% dei residenti sceglie di farsi curare in altre regioni.
L’ 88,5% dei residenti sceglie di farsi curarsi nella propria regione.
Il 14% di interventi eseguiti su non residenti.

Fonte dati: PNE 2017

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