Roma 13 ottobre 2019
6 maggio 2019

Roma, casa popolare assegnata a una famiglia rom: scoppia unʼaltra protesta, minacce da CasaPound

Comunicato stampa - editor: M.C.G.
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Roma, casa popolare assegnata a una famiglia rom: scoppia unʼaltra protesta, minacce da CasaPound
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Torna l’intolleranza alla periferia di Roma contro i nomadi. Dopo le proteste di cittadini a Torre Maura e Casalotti, animate da formazioni di estrema destra, a Casal Bruciato i residenti sono scesi in strada contro l’assegnazione di una casa popolare ad una famiglia rom proveniente dal campo La Barbuta. Anche in questo caso con gli abitanti c’erano militanti di CasaPound. La famiglia rom denuncia di aver subito minacce: "Vogliono tirarci una bomba".

"E’ stato assegnato un alloggio popolare a un nucleo familiare di 14 nomadi - spiega un referente di CasaPound -. Gli abitanti non li vogliono, hanno paura. Il sindaco di Roma pensa di risolvere l’emergenza dei campi nomadi abusivi sulle spalle dei cittadini. L’appartamento al centro della protesta si era liberato due settimane fa. Assegnataria era una signora ma ci vivevano i nipoti, che volevano riscattare l’immobile ma il Comune li ha bollati come occupanti abusivi".

Intanto la famiglia di nomadi è entrata nell’appartamento scortata dalla polizia. E si dice impaurita. "Qui non li vogliamo, perché devono stare in periferia?", urlano intanto gli abitanti in strada negando di avere minacciato la famiglia nomade. E promettendo un presidio ad oltranza finché "non andranno via".

Sulla questione è intervenuta anche Virginia Raggi. "CasaPound deve rispettare le leggi dello Stato italiano. Nessuno può pensare di sostituirsi alle Istituzioni", ha scritto su Facebook il sindaco. "La verità è che CasaPound specula sulla pelle di tutte le persone e, intanto, occupa abusivamente un palazzo in pieno centro a Roma. Predica male e razzola ancora peggio. Non fatevi ingannare da questi imbroglioni. Noi, invece, stiamo facendo rispettare le leggi, stiamo chiudendo i campi nomadi spingendo gli abitanti a trovarsi un lavoro, pagare le tasse e a mandare i figli a scuola. Le regole vanno rispettate da tutti", ha aggiunto.

Il vento dell’intolleranza continua a soffiare nelle periferie della capitale dopo i casi analoghi di Torre Maura e Casalotti. A Torre Maura la protesta contro il trasferimento di alcuni nomadi in un centro di accoglienza fu eclatante con cassonetti dei rifiuti incendiati e, addirittura, il blocco della consegna dei pasti all’interno della struttura: alcuni cittadini calpestarono il pane. I nomadi dovettero lasciare il centro.

Sui fatti di Torre Maura, che videro anche in quel caso la nutrita presenza di CasaPound, la Procura di Roma aprì un fascicolo per i reati di danneggiamento e minacce aggravate dall’odio razziale. Teatro di una protesta antinomadi anche Casalotti, altra periferia della città, animata questa volta da Forza Nuova che portò la gente in strada con lo slogan "Basta rom basta immigrazione".

I trasferimenti di nomadi presso alloggi popolari fanno parte di un piano del Campidoglio per superare i campi. Tra gli obiettivi già raggiunti del piano, ha precisato il Campidoglio, "la diminuzione dei roghi tossici e anche della dispersione scolastica".

Il capofamiglia della famiglia rom ha parlato ai microfoni di Radio Cusano Campus, intervistato da Emanuela Valente. “Stanotte i bambini avevano molta paura e piangevano – ha affermato l’uomo -. Una delle mie figlie sta male e l’ho portata nel campo nomadi dove abitavamo prima. Volevo portarla all’ospedale, ma lei mi ha detto di no, era in preda all’ansia e alla paura. Gli altri bambini che hanno dormito qui nell’appartamento hanno avuto paura e per tutta la notte non hanno dormito. Io vorrei restare, però i vicini danno fastidio, i miei figli non possono uscire giù, non possono fare niente, non posso portarli neanche a scuola. Sono sceso io e ho comprato cornetto e cappuccino per fargli fare colazione. In casa siamo 14, io sono bosniaco, sono arrivato in Italia nel 92, veniamo dal campo rom di Ciampino. Abbiamo fatto la richiesta per questa casa popolare nel 2017, abbiamo tutto in regola, siamo in regola con documenti e permesso di soggiorno. I miei bambini sono nati in Italia e sono cittadini italiani, il più grande ha 21 anni e il più piccolo 2. La casa è grande 106 mq, per me va bene, è grande abbastanza. Per pagare l’affitto faccio il mercatino, ho una partita iva, faccio piccoli lavori. Se ci mandano via da qui dobbiamo tornare nel campo rom dove stavamo prima. Italiani razzisti? Non penso siano razzisti, perché sono 30 anni che vivo in Italia e sono sempre stato bene, tranquillo, i miei figli vanno a scuola senza problemi. Però questa notte hanno avuto paura”.

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