Roma 15 dicembre 2019
1 dicembre 2019

Maltempo, secondo un report Roma ha zone che non reggono un acquazzone

E’ quanto sostiene l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale, che sottolinea: “I siti soggetti a fenomeni franosi nel territorio del Comune di Roma sono 383”
Comunicato stampa - editor: M.C.G.
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Il rischio idrogeologico nell’area metropolitana di Roma "oggi riguarda un territorio urbano di 1.135 ettari dove vivono e lavorano circa 300.000 persone: è la più elevata esposizione d’Europa. Roma ha zone che non reggono nemmeno un acquazzone". E’ quanto sostiene l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale, che ha presentato un report durante un convegno che si è tenuto in Campidoglio questa mattina.

"Inutile stupirsi - si legge nel report - quando il sistema fognario è in parte non in perfetta efficienza, manca la corretta e continua manutenzione dei tombini e sono inefficienti e in gran parte scomparse per sversamento di rifiuti e vegetazione spontanea circa 700 chilometri di indispensabili vie d’acqua tributarie del Tevere e dell’Aniene: canali, fossi, sistemi di scolo". "I problemi sono molto gravi - continua l’Autorità - come hanno dimostrato le piene dell’11 dicembre 2008, del novembre 2012 e del gennaio 2014 con zone sott’acqua. Le cartografie aggiornate dell’Autorità di Distretto mostrano fragilità mai strutturalmente affrontate".

"Il lavoro di analisi svolto dall’Autorità di distretto idrografico dell’Italia centrale - sottolinea ancora il report - ha prodotto il risultato della perimetrazione di 28 zone a rischio frana. In generale i siti soggetti a fenomeni franosi nel territorio del Comune di Roma sono 383. Tra le altre sono particolarmente a rischio per fenomeni più recenti le zone di collina di Monte Mario, viale Tiziano e Monteverde Vecchio Balduina".

Inoltre l’Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha censito le voragini che si sono aperte sul territorio urbano di Roma, il cui numero è aumentato negli ultimi 10 anni: "da una media di 16 voragini l’anno (dal 1998 al 2008) si è passati ad una media annuale di più di 90 voragini; il massimo di 104 è stato registrato nel 2013", riporta l’Autorità.

"A Roma sono presenti numerose cavità sotterranee di origine antropica scavate dall’uomo a vario titolo ma principalmente per l’estrazione dei materiali da costruzione. Tali vuoti costituiscono in molti casi una intricata rete di gallerie. Sono stati sinora censiti e mappati 32 kmq di gallerie sotterranee che giacciono sotto il tessuto urbano. Le cavità si concentrano per lo più nella porzione orientale della città", riporta l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale. "Molte aree di vuoti sono ancora sconosciute: manca all’appello ad esempio la grande Catacomba scomparsa di San Felice, sulla Via Portuense, che costituiva uno dei principali cimiteri della Roma cristiana del IV-Vsec", si legge nel report.

"Le diverse inondazioni che hanno interessato il fiume Tevere nel territorio del Comune di Roma hanno causato nell’arco dei decenni un ulteriore elemento di pericolosità rappresentato dai tanti barconi ormeggiati alle sponde del corso d’acqua con utilizzo di funi e cavi e non ancorati che per via delle piene sono affondati e non sono mai stati recuperati. Nella maggior parte dei casi rappresentano anche un fattore di ulteriore rischio. Ad essere affondate sono imbarcazioni di tutti i tipi, dalle più piccole dedicate ad attività di canottaggio a chiatte di diversi metri che ospitano a bordo ristoranti e locali di intrattenimento. La Guardia Costiera, Capitaneria di porto ha compiuto uno studio dettagliato. Sono ancora 18 i natanti nelle acque del Tevere, dalla diga di Castel Giubileo alla foce, alcuni dei quali nei tratti corrispondenti al centro storico e in prossimità di ponti. La Capitaneria di Porto con i Comuni di Fiumicino e Roma e la Regione Lazio hanno rimosso negli ultimi mesi i primi 4 relitti, da 22 ne restano 18", si legge nel report.

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