Roma 24 maggio 2019
5 aprile 2019

La rivolta di Torre Maura a Roma, i rom: "Vogliamo uscire". Ancora requisito il pane

Comunicato stampa - editor: M.C.G.
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La rivolta di Torre Maura a Roma, i rom: "Vogliamo uscire". Ancora requisito il pane
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Torre Maura è un quartiere diviso. Lo è da martedì, da quando il Comune ha portato da un giorno all’altro 77 rom nel centro d’accoglienza in via dei Codirossoni. Barricate e proteste incendiarie, l’ultradestra in strada contro i residenti solidali. E il pane come simbolo. Martedì è finito a terra, calpestato. Ieri è stato conteso da un manipolo di facinorosi ai volontari che volevano portarlo ai nomadi in attesa di risistemazione. Alla fine, nella lotta tra poveri alle spalle del policlinico Casilino, è finito a una coop che ha in affido un gruppo migranti. Tutto sotto agli occhi degli involontari oggetti della protesta, barricati nel casermone celeste da cui ora vogliono solo scappare.

In Campidoglio salta la prima poltrona per la guerriglia anti-nomadi di Torre Maura. Virginia Raggi è «furiosa», dicono a Palazzo Senatorio, e ce l’ha, la sindaca, con Michela Micheli, la direttrice dell’Ufficio speciale Rom, Sinti e Caminanti, l’organismo, nato a luglio 2017 per volere della giunta grillina, che deve gestire la chiusura dei campi e il dislocamento delle famiglie. «Ha deciso tutto da sola, senza avvertire nessuno, né noi, né il Municipio interessato - dicevano ieri nell’entourage della prima cittadina - magari formalmente l’atto è incontestabile, ma il metodo sicuramente non ha funzionato, se questi sono i risultati». Per questo Micheli, classe 1970, sarà rimossa. «Ha già chiesto il trasferimento», dicevano ieri a Palazzo Senatorio.

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