Roma 13 novembre 2019
15 novembre 2018

Ex Penicillina Roma, gli abitanti: "Serve alternativa allo sgombero"

Il 14 novembre, presso l’ex fabbrica Penicillina di Roma, gli abitanti dello stabile abbandonato che si affaccia su via Tiburtina hanno parlato alla stampa
Comunicato stampa - editor: M.C.G.
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Ex Penicillina Roma, gli abitanti: "Serve alternativa allo sgombero"
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L’ex fabbrica Penicillina di via Tiburtina a Roma ospita circa 300 persone. E’ una delle prossime occupazioni che secondo il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica verrà sgomberata. Gli abitanti chiedono un’evacuazione concordata.

“Oggi lanciamo un SOS. Siamo costretti a vivere in questo posto che sembra un relitto, come animali. Qui ci sono rifiuti, anche tossici, cumuli di spazzatura e parti pericolanti. Noi non siamo delinquenti ne’ banditi, siamo solo poveri. Viviamo qui perché non abbiamo alternativa”. A dirlo è John, uno degli occupanti nordafricani dell’ex fabbrica di penicillina a Roma, durante una conferenza stampa all’interno dello fabbricato su via Tiburtina.
Gli occupanti dello stabile, che rientra nella lista delle occupazioni più urgenti da sgomberare a Roma, lanciano una loro proposta: “Qui non ci deve essere uno sgombero ma un’evacuazione con un’alternativa alloggiativa”.

“Abbiamo bisogno di una casa – dicono – dopo l’evacuazione, l’ex penicillina venga requisito dal Comune per poi essere bonificato è aperto al pubblico ad esempio con spazi per bambini e disabili”.
E poi aggiungono che in caso di sgombero senza una soluzione alternativa gli occupanti si dicono pronti a fare “una catena umana lungo via Tiburtina”.

"Sessantanni anni fa questo luogo era un gioiello dove lavoravano 1.600 persone. Da 13 anni qualunque tipo di produzione è finita. Quello che ho visto qui è oltre l’immaginazione". A parlare è il professor Andrea Turchi, chimico in pensione che da anni si interessa dell’ex fabbrica: "Quello che c’è di terribilmente pericoloso qui dentro è l’amianto in forma disgregata che serviva per coibentare le tubature. Qui non ci sono più finestre e il vento porta l’amianto non solo nelle bocche degli occupanti, ma anche nelle bocche dei cittadini di San Basilio. Ci sono medicinali utilizzati come tappeti per i letti delle persone. Ci sono bottiglie di acido solforico e di ammoniaca piene. Nei sottoscala c’è un magazzino chimico invaso dalle acque e noi non sappiamo cosa ci sia dentro. All’interno del grande raccordo anulare non può esistere un posto ad alta pericolosità ambientale come questo"

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