Roma 22 luglio 2019
14 giugno 2019

Epatite C: oltre 15mila pazienti curati nel Lazio. Ma resta un "sommerso" di circa 20mila persone infette. Da Roma l’appello degli specialisti

Piano Nazionale Eradicazione HCV. Quattro appuntamenti nazionali da Sud a Nord Italia: epatologi, infettivologi e internisti si incontrano a Roma per attuare una sinergia nella pratica clinica nella lotta contro l’epatite C.
Comunicato stampa - editor: M.C.G.
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Epatite C: oltre 15mila pazienti curati nel Lazio. Ma resta un "sommerso" di circa 20mila persone infette. Da Roma l'appello degli specialisti
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“I soggetti trattati sono stati prevalentemente maschi e compresi nella fascia di età tra 50 e 59 anni - sottolinea il Prof. Massimo Andreoni - Il tasso di successo globale delle terapie è stato superiore al 90%. Nella Regione è attiva dal 2015 una Rete di Centri che si impegna a individuare il sommerso e a condurre i pazienti verso i centri prescrittori"

Quattro incontri rivolti agli specialisti per coordinare l’attività e individuare i pazienti che non sanno o non si sono ancora sottoposti alla terapia gratuita, non tossica e della durata di poche settimane per eliminare la minaccia incombente dell’Epatite C e tornare a vivere. Seconda tappa con l’appuntamento "HCV: Be Fast, Be Different", organizzato da AbbVie, in questo quadro complesso e allo stesso tempo promettente, che si tiene a Roma, sino a stasera, presso l’ A. Roma Life Style Hotel. L’iniziativa fa seguito all’incontro tenutosi a Matera a maggio, a cui ne seguiranno altri due in autunno a Torino e a Milano.

“Il convegno si propone di fare il punto sui grandi progressi fatti negli ultimi anni nel campo della terapia dell’epatite cronica da virus C – afferma il Prof. Mario Angelico, Professore Ordinario di Gastroenterologia presso l’Università Tor Vergata di Roma. – Saranno illustrati i vantaggi legati all’introduzione delle nuove molecole, che hanno permesso di mettere a punto una terapia in grado di agire con estrema sicurezza, consentendo l’eradicazione il virus dell’HCV in poche settimane di trattamento, senza effetti collaterali e con capacità di riuscita superiori al 95%. Nel convegno saranno affrontati i mutevoli scenari che si stanno presentando ai clinici e alle strutture sanitarie: la tipologia di pazienti sta lentamente cambiando; il problema adesso è come riuscire fare emergere il “sommerso” della infezione da HCV per centrare l’obiettivo di eradicare l’infezione nel nostro Paese, in accordo con quanto indicato dal WHO”.

L’EPATITE C NEL LAZIO – Le strutture prescrittici della Regione sono ampiamente in grado gestire la situazione e attualmente lavorano a un livello di impegni di circa la metà rispetto agli ultimi 2-3 anni.

“Sin dal 2015 la Regione Lazio ha organizzato una Rete di Centri per la presa in carico dei pazienti con epatite C ed un Sistema di Sorveglianza Regionale coordinato dal Seresmi (determinazione n G01222 del 12/02/2015) – dichiara il Prof. Massimo Andreoni, Professore Ordinario di Malattie Infettive presso l’Università di Tor Vergata a Roma. – Gli obiettivi della rete sono raccogliere informazioni relative all’epidemiologia dell’HCV nella regione Lazio e le informazioni su tutti i pazienti potenzialmente candidabili al trattamento”.

A tutt’oggi nel Lazio sono stati trattati circa 15.000 pazienti prevalentemente afferenti al criterio 1 secondo i parametri AIFA (Pazienti con cirrosi in classe di Child A o B e/o con epatocarcinoma con risposta completa a terapie resettive chirurgiche o loco-regionali non candidabili a trapianto epatico nei quali la malattia epatica sia determinante per la prognosi); i soggetti trattati sono stati prevalentemente maschi e compresi nella fascia di età tra 50 e 59 anni. Il tasso di successo globale delle terapie è stato superiore al 90%. L’ostacolo che resta, anche in questo contesto, è identificare il sommerso, sul quale non vi sono stime affidabili a livello regionale, ma è verosimile che nel Lazio vi possano essere circa altri 20mila pazienti affetti da HCV.

“I dati della Regione Lazio sono in linea con quelli delle altre regioni italiane – aggiunge il Prof. Andreoni – e permettono di concludere che la nostra nazione è tra i nove Paesi al mondo che potrà raggiungere l’obiettivo prefissato dall’organizzazione mondiale della sanità di ridurre del 90% le nuove infezioni e del 65% i decessi dovuti all’epatite virale entro il 2030”.

EPATITE C IN ITALIA: RESTA ANCORA MOLTO DA FARE – Ad oggi nel mondo ci sono circa 71 milioni di persone affette dal virus dell’epatite C. L’Italia è uno dei Paesi europei maggiormente esposto a questo virus. Oggi, grazie alle nuove terapie antivirali IFN-free (DAA), è possibile raggiungere la clearance virale e dunque la guarigione in oltre il 95% dei casi trattati. Ad oggi i trattamenti antivirali avviati sono circa 180 mila a fronte dei 240 mila previsti per il triennio 2017-2019. Il risultato di sicuro rilievo non deve far passare in secondo piano il lavoro che resta fare: ci sono infatti ancora molti pazienti da trattare, talvolta anche ignari di aver contratto la malattia. Si stima che attualmente oltre 200mila italiani siano rimasti da trattare e che molti di questi possano rischiare una degenerazione sino alla cirrosi epatica o al tumore del fegato, due delle principali complicazioni dell’epatite C, con un costo sociale di centinaia di milioni di euro l’anno legato alla gestione di queste condizioni cliniche.

IL SOMMERSO - Il sommerso è ancora molto rilevante e per essere individuato richiede una stretta interazione tra le strutture mediche territoriali, i medici di medicina generale e i centri prescrittori, oltre che una semplificazione delle procedure necessarie per poter avviare un trattamento, ad oggi farraginose.

Nell’ambito della ricerca del sommerso, particolare rilievo riveste il trattamento delle cosiddette popolazioni speciali, che rappresentano il target più difficile da raggiungere e in alcuni casi ancora un challenge terapeutico: si tratta di migranti, detenuti, sex worker, tossicodipendenti.

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