Roma 27 maggio 2018
16 maggio 2018

Classica, il lungo weekend parla tedesco: Beethoven a Santa Cecilia, Wagner e Schönberg (e ancora Beethoven) al Costanzi

Comunicato stampa - editor: M.C.G.
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Comincia giovedì il fine settimana lungo per le stagioni concertistiche capitoline: gli appuntamenti con la classica a Santa Cecilia (stagione sinfonica dell’Accademia) e al Teatro Costanzi (chiusura stagione sinfonica del Teatro dell’Opera) disegnano nell’insieme un vero e proprio omaggio alla musica germanica in tre periodi-chiave: primo ‘800 e dunque Beethoven, Romanticismo maturo e gravido di avvisaglie novecentesche (e dunque Wagner); e infine l’era del crepuscolo, della dissoluzione e dell’alea, ossia Schönberg.

All’Auditorium giovedì 17 maggio alle 19.30 – e poi venerdì alle 20.30 e sabato alle 18 – lo slovacco Juraj Valcuha – attuale direttore principale del San Carlo di Napoli e “primo direttore ospite” della Konzerthausorchester di Berlino – interpreta il Triplo Concerto in do maggiore per violino, violoncello, pianoforte e orchestra opera 56 di Beethoven. Pagina felicissima, dall’invenzione tematica nitida e di presa immediata, di grande complessità eppure fluida, densa e piena di energia: il Beethoven della fase centrale, quella dell’Eroica e dell’Appassionata, che qui trasla il trio da camera nella dimensione del concerto per solista e orchestra; riproponendo i moduli dell’antica ‘sinfonia concertante’ e intessendo con le vecchie fibre un esperimento formale che lega l’antico al nuovo (come aveva fatto Bach e come è tipico dei grandi autori tedeschi). Solisti, qui nel concerto diretto da Valcuha, le “prime parti” dell’orchestra ceciliana: Carlo Maria Parazzoli (dal 1999 primo violino solista) e Gabriele Geminiani (primo violoncello), con Enrico Pace al pianoforte. In programma anche due prime sinfonie: quella dello stesso Beethoven e quella di Šostakovic.
Informazioni utili sulla scheda nel sito di Santa Cecilia.

Sempre giovedì 17, alle 20.30 al Costanzi (sede canonica dei concerti sinfonici dell’Opera), Lothar Koenigs guida l’Orchestra del Teatro dell’Opera nell’esecuzione della Kammersymphonie n. 2 opera 38 di Arnold Schönberg. Qui il padre della dodecafonia, avendo esordito a fine ‘800 nel solco del Tristano (“cromatismo” e incertezza tonale), dopo aver spinto con la prima “Sinfonia da camera” sul registro della liquefazione degli assi armonici tradizionali, si concede una sorta di pausa: la tonalità non è negata ma sottoposta a continuo vaglio e posta a “reagire” in combinazione con procedure allotrie, già sperimentate ampiamente nell’opera 9 (la prima Kammersymphonie): quarte sovrapposte, uso della scala esatonale. Continuano nel contempo a farsi intrasentire gli echi wagneriani (che in realtà non abbandoneranno mai il grande musicista ebreo). E si arriva così al Wagner più “schönberghiano”: non il Tristano, ovviamente, ma i prodromici Wesendonck-Lieder, scritti per quella Mathilde Wesendock che, amata da Wagner, aveva ispirato la figura d’Isotta e la deflagrazione del Tristano. Qui ad eseguire la parte vocale è Rachel Nicholls, proprio la trasfigurata Isolde dell’edizione 2016 del Tristano all’Opera, direttore Daniele Gatti. Infine il cerchio del sinfonismo tedesco maturo si chiude tornando alle origini e dunque su Beethoven, di cui Koenigs e l’Orchestra dell’Opera interpretano la Settima Sinfonia (una delle due predilette da Wagner, l’altra era la Nona). La serata è introdotta dal filosofo-musicologo Stefano Catucci e, tanto per non farsi mancar nulla di germanico, si apre fuori programma con il coro femminile dell’Opera che, diretto da Roberto Gabbiani, canta Stimmen der Natur di Alfred Schnittke (1934-1998). Biglietto unico 20 euro (ridotto giovani 10).
Acquisto online partendo dalla scheda nel sito del Teatro dell’Opera.

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