Roma 27 maggio 2018
16 maggio 2018

CARCERE: DETENUTO REBIBBIA PER PRIMO IN ITALIA OTTIENE DOTTORATO DI RICERCA, INSIGNITO DEL PREMIO ALLA CULTURA

Il riconoscimento ha ottenuto la medaglia di rappresentanza da Mattarella. L’iniziativa è ideata e promossa dall’Associazione Isola Solidale e ha come obiettivo quello della promozione della cultura negli istituti di pena
Comunicato stampa - editor: M.C.G.
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ROMA – Si chiama A.L., 46 anni, il detenuto della Casa Circondariale di Rebibbia che ha ricevuto la I edizione del premio nazionale "Sulle ali della libertà" per avere ottenuto - primo in Italia - il dottorato di ricerca in Sociologia e Scienze applicate, sempre presso La Sapienza, con lo studio dal titolo: "Rieducazione, formazione e reinserimento sociale dei detenuti. Uno studio comparativo ed etnografico dei detenuti rientranti nella categoria «Alta sicurezza» in Italia: percorsi di vita, aspettative, e reti sociali di riferimento". A.L. - in carcere dal 1995 - ha conseguito anche la laurea in Sociologia presso l’Università La Sapienza di Roma nel 2013.

Il premio "Sulle ali della libertà" è promosso e ideato dall’Associazione Isola Solidale (in collaborazione con Agenzia Comunicatio) che a Roma, da oltre 50 anni, accoglie i detenuti (grazie alle leggi 266/91, 460/97 e 328/2000) che hanno commesso reati per i quali sono state condannate, che si trovano agli arresti domiciliari, in permesso premio o che, giunte a fine pena, si ritrovano prive di riferimenti familiari e in stato di difficoltà economica. Il premio consiste in un buono per l’acquisto di libri pari a 1000€.

L’iniziativa - che ha ottenuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella la MEDAGLIA DI RAPPRESENTANZA, riconoscimento che viene attribuita a iniziative ritenute di particolare interesse culturale, scientifico, artistico, sportivo o sociale - è patrocinata dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, dal Ministero della Giustizia, dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dal Ministero della Salute, dalla Regione Lazio, dalla Comunità Ebraica di Roma, da Roma Capitale, dalle ACLI di Roma, da Co.N.O.S.C.I. (Coordinamento nazionale degli Operatori per la Salute nelle Carceri Italiane), dalla Fondazione Ozanam, dall’associazione Antigone e da FIDU (Federazione Italiana Diritti Umani).

Alla cerimonia di consegna che si è tenuta presso la sede della BPM a Roma sono intervenuti, tra gli altri: VALERIA FEDELI, Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, COSIMO FERRI, sottosegretario al Ministero della Giustizia, ALESSANDRO PINNA, presidente dell’associazione Isola Solidale, mons. PAOLO CESAR BARAJAS, Dicastero Vaticano per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, PAOLO CIANI, consigliere regionale del Lazio delegato dal presidente della Regione; Gen.le PIERANTONIO COSTANTINI, Responsabile Nazionale della Polizia Penitenziaria, STEFANO ANASTASIA Garante dei detenuti Lazio, FABIO PERUGIA, Portavoce italiano del congresso ebraico mondiale. Ha coordinato ENRICO SELLERI, conduttore di TV2000.

Per tale occasione, inoltre, il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo DARIO FRANCESCHINI, ha inviato un messaggio di auguri.

"Siamo convinti – ha spiegato ALESSANDRO PINNA, presidente dell’Isola Solidale - che la conoscenza ci rende liberi, ci rende consapevoli, capaci di discernere il bene dal male. La cultura può salvare, può redimere, certamente migliora l’uomo, apre la mente e la rende capace di un’evoluzione necessaria per affrontare le grandi sfide della vita. Questo è quanto mai vero nel carcere, dove il tempo assume una dimensione quasi dilatata, dove tutto rischia di diventare fermo e immutabile. È per questo che l’esperienza di A.L. ci ha molto colpito al punto che abbiamo deciso di istituire proprio a partire da oggi un premio, che ogni anno verrà assegnato a coloro che, seppur in stato di detenzione, si dedicheranno ad attività culturalmente rilevanti realizzando opere di particolare interesse frutto del loro ingegno e di un processo formativo o creativo".

"E’ una bella iniziativa la vostra. Il 95% dei detenuti italiani proviene da uno strato socio-culturale basso, entra in carcere con la licenza di scuola media inferiore. Questo dà una limitata visione sul vivere civile e responsabile. Il detenuto che in carcere studia e impara un mestiere si troverà messo davanti ad una realtà socio culturale di cui ignorava l’esistenza e quando sarà libero non riuscirà più a parlare con i vecchi amici, capendo che il modo in cui si è comportato era sbagliato", ha detto A. L. in un video che è stato proiettato durante la presentazione dell’iniziativa, avvenuta oggi.

Il detenuto ha annunciato anche una prossima laurea anche nei Servizi sociali. "La detenzione serve all’individuo che ha commesso un crimine; dico ai detenuti: studiate, apprendete, migliorate la vostra esistenza per un futuro migliore", ha concluso A. L.

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