Roma 21 agosto 2019
5 maggio 2017

Apre al Complesso del Vittoriano la mostra di Botero

Comunicato stampa - editor: M.C.G.
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Apre al Complesso del Vittoriano la mostra di Botero
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Una dimensione onirica, fantastica e fiabesca dove si percepisce forte l’eco della nostalgia e di un mondo che non c’è più o in via di dissoluzione. Uomini, animali, vegetazione i cui tratti e colori brillanti riportano immediatamente alla memoria l’America Latina dove tutto è più vero del vero, dove non c’è posto per la sfumatura e che anzi favorisce l’esuberanza di forme e racconto.

Questa è la cifra stilistica di Fernando Botero, origini colombiane, famoso e popolare in tutto il mondo per il suo inconfondibile linguaggio pittorico, immediatamente riconoscibile.

Alla sua arte, nel suo ottantacinquesimo genetliaco, si rende omaggio con un’esposizione che ripercorrerà attraverso una cinquantina dei suoi capolavori, molti dei quali in prestito da tutto il mondo, oltre 50 anni di carriera del Maestro dal 1958 al 2016.

La mostra, che si presenta come la prima grande retrospettiva dell’opera di Botero in Italia, apre oggi a Roma (e vi rimarrà fino al 28 agosto) al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini sotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, con il patrocinio della Regione Lazio, organizzata e co-prodotta da Gruppo Arthemisia e MondoMostreSkira.

La prima delle sette sezioni che descrivono il percorso espositivo - escludendo la sezione dedicata alle sculture - è dedicata all’omaggio fatto da Botero agli antichi maestri, che si traduce nelle tele dedicate a Velázquez, Piero della Francesca, Rubens, Raffaello, dove La Fornarina diventa una delicata donna dalle sensuali forme.
Eppure Botero non imita mai, ricrea a modo suo, dando vita e forme a immagini che ambiscono a una loro autonomia, reinterpreta rendendo omaggio a dipinti celeberrimi dei quali fa rivivere lo spirito, a secoli di distanza.

Le nature morte, oggetti inanimati ai quali l’artista cerca comunque di conferire un’immagine autentica, caratterizzano la seconda sezione della mostra. È soprattutto il colore ad offrire a mele, arance, bottiglie, tavoli e caraffe un raffinato equilibrio che ricorda le composizioni di Francisco de Zurbarán o di Paul Cézanne.

La sezione dedicata alla religione è forse un esempio di come la pratica del soprannaturale che permea la quotidianità si traduca in sorpresa, in contemplazione estatica. Di fronte a uno straordinario Cardinale addormentato o alla Passeggiata in collina - dove un monsignore che recita il rosario si muove nel verde «con la gonfia leggerezza di una nuvola e con la maestosa compostezza ce l’abito impone», il visitatore non può che sorridere con lo sguardo incatenato a questo delicato universo di figure la cui dolcezza cattura il cuore.

Le sale dedicate ai nudi e al circo chiudono il percorso. I colori, i movimenti, i gesti che ritraggono i circensi nella loro routine quotidiana fatta di fatiche e momenti conviviali, trovano in Pierrot, nel Contorsionista, ne I Musici e in un dolcissimo Pagliaccio la loro espressione più alta. D’altra parte il luogo dello stupore per eccellenza non poteva non trovar posto tra le tele dell’artista colombiano che, come sottolinea Rudy Chiappini, che ha curato la mostra in stretta collaborazione con Botero, «ha avuto come stella polare la riconoscibilità e la coerenza, restando fedele a uno stile e a una pittura divenute inconfondibili». «Se a prima vista - continua Chiappini - a colpirci è l’inconfondibilità del suo stile, occorre immaginare che al di là della perfezione e dell’eleganza di un linguaggio sempre misurato sta l’inquietudine di una vita trascorsa, la pienezza di una partecipazione sentimentale mai gridata, ma non per questo meno intensa».

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