Roma 22 settembre 2019
16 ottobre 2012

16 ottobre 1943, 69 anni fa il rastrellamento del Ghetto

Comunicato stampa - editor: M.C.G.
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«Qui ebbe inizio la spietata caccia agli ebrei»

C’è una lapide sulla facciata della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte a Via del Portico d’Ottavia, quasi di fronte alla Sinagoga. Ricorda che «qui ebbe inizio la spietata caccia agli ebrei». Qui, in un’alba di 56 anni fa, si radunarono i camion e i soldati addetti alla “Judenoperation” nell’area del ghetto, dove ancora abitavano molti ebrei romani.
Il centro della storia e della cultura ebraiche a Roma stava per vivere il suo giorno più atroce. «Era sabato mattina, festa del Succot, il cielo era di piombo. _ I nazisti bussarono alle porte, portavano un bigliettino dattiloscritto. Un ordine per tutti gli ebrei del Ghetto: dovete essere pronti in 20 minuti, portare cibo per 8 giorni, soldi e preziosi, via anche i malati, nel campo dove vi porteranno c’è un’infermieraio», così Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, ha ricordato quella mattina del 16 ottobre 1943.
Alle 5,30 del mattino di sabato 16 ottobre, provvisti degli elenchi con i nomi e gli indirizzi delle famiglie ebree, 300 soldati tedeschi iniziarono in contemporanea la caccia per i quartieri di Roma.

Questo rastrellamento fu effettuato da uno speciale reparto delle SS, venuto appositamente a Roma al comando del Cap. Donneker, il quale, tramite Kappler, aveva ottenuto dalla Questura di Roma circa 20 agenti di polizia in qualità di collaboratori.

L’antico quartiere ebraico fu l’epicentro di tutta l’operazione. Le S.S. entrarono di casa in casa arrestando intere famiglie in gran parte sorprese ancora nel sonno. Tutte le persone prelevate vennero raccolte provvisoriamente in uno spiazzo poco più in là del Portico d’Ottavia attorno ai resti del Teatro di Marcello.

«I tedeschi bussarono, poi non avendo ricevuto risposta sfondarono le porte. Dietro le quali, impietriti come se posassero per il più spaventosamente surreale dei gruppi di famiglia, stavano in esterrefatta attesa gli abitatori, con gli occhi da ipnotizzati e il cuore fermo in gola», ricorda Giacomo Debenedetti.

L’azione è capillare: nessun ebreo doveva sfuggire alla deportazione. Uomini, donne, bambini, anziani ammalati, perfino neonati: tutti vennero caricati a forza sui camion, verso una destinazione sconosciuta. Alla fine di quel sabato le S.S. registrarono la cattura di 1024 ebrei romani.

Nessun quartiere della città fu risparmiato: il maggior numero di arresti si ebbe a Trastevere, Testaccio e Monteverde. Alcuni si salvarono per caso, molti scamparono alla razzia nascondendosi nelle case di vicini, di amici o trovando rifugio in case religiose, come gli ambienti attigui a S. Bartolomeo all’Isola Tiberina.

Alle 14 la grande razzia era terminata. Tutti erano stati rinchiusi nel collegio Militare di via della Lungara, a pochi passi dal Ghetto. Le oltre 30 ore trascorse al Collegio Militare prima del trasferimento alla Stazione Tiburtina furono di grande sofferenza, anche perché gli arrestati non avevano ricevuto cibo. Tra di loro c’erano 207 bambini.

L’ufficiale nazista Herbert Kappler così descrisse l’operazione nel rapporto inviato al generale delle S.S. Wollf: «Oggi è stata iniziata e conclusa l’azione antigiudaica seguendo un piano preparato in ufficio che consentisse di sfruttare le maggiori eventualità. Nel corso dell’azione che durò dalle ore 5.30 fino alle 14.00 vennero arrestati in abitazioni giudee 1259 individui e accompagnati nel centro di raccolta della scuola militare […]. Il trasporto è fissato per lunedì 18 ottobre ore 9».

Quel lunedì 18 ottobre i prigionieri vengono caricati su un convoglio composto da 18 vagoni piombati in partenza dalla Stazione Tiburtina. Il 22 ottobre il treno arrivò ad Auschwitz. Dei 1024 ebrei catturati il 16 ottobre ne tornarono solo 16, di cui una sola donna, Settimia Spizzichino. Sabatino Finzi era un ragazzo, che pesava 36 chili, quando tornò. Tutti gli altri 1066 morirono in gran parte appena arrivati, nelle camere a gas. Nessuno degli oltre 200 bambini sopravvisse.

Nel 69esimo anniversario del rastrellamento, in programma cerimonie e incontri.

Alle 9 presso il Tempio Maggiore Ebraico viene deposta una corona di alloro presso la targa che ricorda la deportazione degli ebrei romani. Alle 19, da piazza Santa Maria in Trastevere, parte una marcia silenziosa organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Comunità ebraica di Roma in commemorazione dell’anniversario della deportazione. Partecipa il sindaco Alemanno.

La marcia attraversa via della Lungaretta, piazza Tavani Arquati, largo De Matha, viale Trastevere, via della Lungaretta, via della Lungarina, piazza in Piscinula, lungotevere degli Alberteschi, ponte Cestio, piazza san Bartolomeo all’Isola, ponte Fabricio, lungotevere de’ Pierleoni, via del Portico d’Ottavia e si conclude in largo 16 Ottobre 1943. Previste, informa l’Agenzia per la Mobilità, deviazioni o limitazioni per nove linee bus: H, 8, 23, 63, 125, 271, 280, 780 e 810.

Nel giorno dell’anniversario della deportazione, infine, in Campidoglio (Sala della Protomoteca) il sindaco Alemanno presenta il viaggio che porterà, dal 23 al 25 ottobre, gli studenti delle scuole romane nei luoghi simbolo della Shoah, Auschwitz-Birkenau, nell’ambito del progetto di Roma Capitale Roma nel cammino della memoria: percorsi e viaggi di storia, cultura e impegno civile.

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