Roma 29 luglio 2010
12 marzo 2009

ANORESSIA E BULIMIA NERVOSA PRIMA CAUSA DI MORTE PER MALATTIA TRA LE RAGAZZE

ANORESSIA E BULIMIA NERVOSA PRIMA CAUSA DI MORTE PER MALATTIA TRA LE RAGAZZE
ARGOMENTI

Si è tenuta a Roma, presso il Policlinico Umberto I a Roma la presentazione alla stampa da parte del Sisdca (Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare – www.disturbialimentazione.it) delle più recenti statistiche su anoressia e bulimia nervosa e delle proposte per garantire l’ottimizzazione delle cure per queste patologie. Alla conferenza sono intervenuti: Francesca Martini, Sottosegretario al Lavoro, Salute e Politiche Sociali; Professor Roberto Ostuzzi, presidente della Sisdca, Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare, psicoterapeuta e responsabile del Centro Disturbi Alimentari di Arcugnano (VI); Professor Paolo Santonastaso, Ordinario di psichiatria presso l’Università di Padova; Professor Massimo Cuzzolaro, Università La Sapienza di Roma.

I relatori hanno evidenziato come i disturbi del comportamento alimentare (DCA) costituiscano la prima causa di morte per malattia tra le giovani donne nella fascia di età compresa tra i 12 e i 25 anni, e che le ragazze malate in Italia siano oggi circa 150/200 mila.

“Si tratta di patologie in continuo aumento – ha dichiarato Roberto Ostuzzi, presidente di Sisdca, Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare - tanto da rappresentare ormai un vero allarme socio-sanitario. Fare accettare una terapia a chi soffre di un DCA è particolarmente difficile per la natura stessa della malattia ed è proprio questo elemento che determina la frequente cronicizzazione della patologia”.

Il problema è quindi come fare per attuare le cure ‘salvavita’ e garantire una continuità di trattamento.

“La terapia per essere accettata ha bisogno di un preciso percorso che cerchi di coinvolgere le ragazze e creare con loro la necessaria relazione – continua Ostuzzi - Certamente nelle situazioni più gravi è a volte necessario ricorrere a trattamenti salvavita coercitivi. Questo è molto difficile da attuare stante le norme attuali che regolano il Trattamento Sanitario Obbligatorio. E’ proprio questo il tema che vogliamo sollevare con la nostra conferenza, proponendo delle nuove modalità operative che possano risultare più utili e praticabili invece che ricorrere al TSO da attuarsi nei Servizi Psichiatrici”.

Dalle presentazioni dei relatori e dal dibattito sono emersi le seguenti riflessioni.

I DCA sono patologie gravi, invalidanti, con elevato indice di mortalità. Colpiscono abitualmente giovani donne in età compresa tra i 12 e i 25 anni, richiedono cure prolungate il cui esito è favorevole nel 70% dei casi, mentre nel 30% dei casi si parla di malattia molto resistente alle cure e cronicità. Attualmente, la prevalenza di Anoressia Nervosa e Bulimia Nervosa nella popolazione generale è dello 0.2% - 0.3%: in Italia, su circa 60 milioni di abitanti, si possono calcolare 150/200 mila ragazze malate. A queste vanno aggiunti casi atipici e i casi di non altrimenti classificati (EDNOS), per cui i numeri si possono triplicare.

E’ forte il rischio di cronicizzazione con l’insorgenza di complicanze mediche e psichiatriche. La mortalità per suicidio o per complicanze somatiche conseguenti alla malnutrizione è del 10% a dieci anni dall’esordio e del 20% a venti anni: costituisce la prima causa di morte per malattia nella fascia di età compresa tra i 12 e i 25 anni, in pazienti di sesso femminile (0,56% / anno).

La difficoltà di accettare un cura è uno dei più importanti fattori di cronicizzazione. Sono ragazze lucide, intelligenti, studiano con profitto o lavorano bene, sono capaci di spiegare la propria situazione ma, nonostante la piena comprensione dei rischi della loro scelta, continuano a negare il consenso alle cure, talvolta preferendo la morte all’aumento di peso o alla perdita di controllo sul proprio corpo.

Tutti questi aspetti, dalla gravità delle condizioni al rifiuto delle cure, dalla capacità di fare tante cose ma l’incapacità di scegliere, nasce il quesito se attuare le cure “salvavita” in modo coercitivo.

Il TSO dispone che una persona possa essere sottoposta a cure psichiatriche contro la propria volontà. È un provvedimento emanato dal Sindaco, in presenza di due certificazioni mediche che attestino che la persona si trova in una situazione mentale di alterazione tale da necessitare di urgenti interventi terapeutici, che gli interventi proposti sono stati rifiutati, ma non è possibile adottare tempestive misure extraospedaliere. Il ricovero avviene, usualmente, presso i reparti di psichiatria degli ospedali generali (SPDC – Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura - competente per territorio): questi reparti accolgono quasi sempre solo adulti. In mancanza di posti letto nel SPDC competente, è data facoltà di espletare il TSO presso il SPDC più vicino.

Il TSO per anoressia nervosa e per bulimia è, in Italia, rarissimo; nei Paesi anglosassoni è almeno quindici volte più frequente. E’ diffusa infatti l’ opinione che il TSO non si possa applicare nella maggior parte dei casi di rifiuto delle cure e così anche nei disturbi dell’alimentazione. Si deve però tener conto che nei DCA il rifiuto non riguarda le cure in generale, ma solo il cambiamento del comportamento alimentare, necessario al recupero ponderale: cambiamento cruciale nella fase critica di pericolo di vita. Non si può dimenticare, inoltre, che queste pazienti, pur essendo in genere molto intelligenti, preferiscono, come si è detto, la morte all’aumento di peso.

La SISDCA vuole mettere in evidenza che il TSO trova difficile applicazione in pazienti atipici, come adolescenti affetti da anoressia nervosa, che corrono spesso rischi elevatissimi di morte per malnutrizione o per le sue complicanze somatiche e psichiche, per una serie di motivi:

* Le pazienti sono usualmente seguite da strutture specializzate nei DCA, gestite da professionisti diversi da quelli che operano nei SPDC.
* Nei SPDC, i pazienti hanno caratteristiche cliniche e comportamentali molto diverse dai soggetti con DCA; la convivenza è spesso controproducente.
* Il personale dei SPDC assai spesso non conosce i problemi dei DCA e, soprattutto, non è preparato a trattare la grave malnutrizione tipica di queste patologie con i relativi rischi e complicanze .
* Gli operatori dei SPDC non conosce le pazienti con DCA che arrivano a queste strutture e non può essere in grado di trattare queste emergenze.
* Anche quando il trattamento nei SPDC configura risultati significativi, il ritorno alle strutture o ai curanti che hanno chiesto il TSO presenta grandi difficoltà di continuità terapeutica.

In sostanza, queste pazienti sono curate da medici che di fatto non sono in grado di promuovere un TSO e vengono inviate ad altri medici che di fatto hanno difficoltà a valutarne la gravità e ad attuare la cura adeguata.

Sulla base di queste considerazioni la SISDCA ritiene necessario rivedere le procedure di attivazione del TSO per queste patologie, coinvolgendo sul piano valutativo i medici delle strutture dedicate alla cura dei DCA e dedicando ai ricoveri coatti strutture medico-psichiatriche specializzate nei DCA e non solo quelle psichiatriche, come i SPDC.

Comunicato stampa - editor: Caporedattore
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