Roma 21 novembre 2018

’Confessioni a Rebibbia’ Dal Borghetto Prenestino all’inferno: senza ritorno

Comunicato stampa - editor: M.C.G. | Data di pubblicazione 1 marzo 2010
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MUNICIPI E QUARTIERI

Evento organizzato
dalla Casa Circondariale Rebibbia Nuovo Complesso

Il 3 marzo Alfredo Angelici in “Confessioni di una mente criminale”,
per la regia di Marcello Cotugno

Roma. Prenestino, anni Settanta. Terrorismo e criminalità comune. È in questo scenario che si muove Natale il protagonista di Confessioni di una mente criminale, romanzo di Danilo Pennone (Newton Compton, Roma, 2008) e ora - con l’adattamento e l’interpretazione di Alfredo Angelici, e la regia di Marcello Cotugno - trasformato in un lavoro teatrale.

Lo spettacolo, che ha già riscosso grande successo al Teatro Belli di Roma, con repliche tutte esaurite, sarà rappresentato in un evento unico il 3 marzo alle 16,30 alla Casa Circondariale Rebibbia Nuovo Complesso, col patrocinio del Municipio V e dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma.
Il carcere è il luogo da cui parte la storia, ispirata a una vicenda reale, che vede protagonista un giovane outsider della criminalità romana. Egli rifiuta la società dei colletti bianchi, della “quieta disperazione” borghese e allo stesso tempo non riesce a far parte dei nomi importanti della mala: è un criminale di seconda fascia che vede scorrere davanti ai suoi occhi anni irrequieti, pieni di malessere e di sangue, in contesti che genericamente vengono definiti pasoliniani.
L’idea della messinscena nasce dalla tradizione del “cunto” siciliano calibrando musiche e parole, con una narrazione in prima persona. La performance di Alfredo Angelici si struttura attorno al momento musicale realizzato dallo stesso Danilo Pennone, sulla scena sia nei panni del personaggio Cric sia come musicista (chitarra e mandolino) nonché autore delle musiche insieme al cantautore romano Marco Turriziani (voce e chitarra anche lui interprete nel ruolo del Molisano) e a Salvatore Zambataro (quest’ultimo, nella veste di Capellino, al clarinetto e alla fisarmonica).
Uno spettacolo che racconta l’esperienza del carcere, da dove ha inizio la storia, per tornare come coronamento nel luogo da cui essa ha avuto origine. “Il fine delle pene non è di tormentare e di affliggere” scrive Cesare Beccaria nel suo Dei Delitti e Delle Pene, e l’intento è proprio quello di sottolineare che la detenzione per quest’uomo ha significato un vero percorso riabilitativo più che una dolorosa punizione.
Una storia che non lascia indifferenti e che si risolve in un punto interrogativo che scuote la coscienza di ognuno di noi: tra i giovani delle nostre periferie quanti Natalino stanno preparando il loro sterile viaggio nell’imbuto del male? Questo spettacolo aiuta a capire, forse, perché alcuni si perdono e altri si salvano.

Note di regia

Se esistesse un teatro da B-Theatre io sarei la versione teatrale di Tarantino. Con 100 milioni di dollari in meno e qualche dovuto ossequio al maestro di Pulp Fiction, lo Shakespeare del 2000. Natalino, il protagonista della nostra storia, si muove infatti tra sgangherati colpi, improbabili donne fatali che fanno le dottoresse alla USL e colleghi di lavoro zoppi e centometristi. Se poi la storia si svolge a Roma, patria delle almeno dodici più o meno fortunate edizioni della storia della Banda della Magliana, ecco che noi, io Alfredo, Marco, Danilo & company ci collochiamo in una serie B ideale, da metà classifica, con una società sportiva alle spalle discreta che non ci promette niente ma che ci assicura la permanenza con onore nella serie cadetta dei crimini, dei criminali, degli attori così pazzi da intraprendere una carriera imprenditoriale, musicisti alquanto hippie da lavorare come in una comune woodstockiana e un regista alternativo ma non troppo che tra Lynch e Tarantino preferisce anche Vittorio De Sica.
Musiche dal vivo che si impastano con le sonorità evocative ed emozionali tratte dal mio repertorio musico/museal/iconografico, ma questo già l’avevate immaginato.

“… stanno finendo i giorni in cui dimentico e stanno iniziando i giorni in cui ricordo”

Marcello Cotugno

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