Roma 23 ottobre 2018

Pierfrancesco Favino, nella notte prima delle foreste

Comunicato stampa - editor: M.C.G. | Data di pubblicazione 11 gennaio 2018
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MUNICIPI E QUARTIERI

Dall’11 al 28 gennaio torna sul palcoscenico dell’Ambra Jovinelli l’attore che interpreta, diretto da Lorenzo Gioielli, La notte poco prima delle foreste di Bernard-Marie Koltès, testo capolavoro sulla solitudine e sull’oppressione del potere

Essere stranieri. Abbordare un nuovo e giovane amico sotto la pioggia. Avere in cuore una ragazza notturna, un ectoplasma da lungofiume. Odiare gli specchi. Amare le puttane matte. Distinguere il “nervosismo” dei macrò usciti dritti dritti dalle gonne di mamma. Farsi un’idea di qualcuno solo se te lo scopi. E però poi filarsela, senza discorsi. Denunciare la divisione in zone di lavoro settimanale, in zone per le moto, o per rimorchiare, o per le donne, o per gli uomini, o per i froci, e avvilirsi per zone della tristezza, della chiacchiera, dei venerdì sera.

L’intelaiatura di quest’opera è un paradigma straordinario, un testo fluentissimo e irto nella sua prosa vertiginosa, aliena da punteggiatura ferma, tutta pervasa di anacoluti e biasimi come un romanzo-pamphlet di Céline. I temi assoluti di questo autore prematuramente scomparso a quarant’anni affiorano in una comunicazione per voce solista, un poema teatralissimo che sconta i problemi dell’identità, della moralità, dell’isolamento, dell’amore non facile.

NOTE DI REGIA
Nella notte poco prima delle foreste, poco prima del punto di non ritorno della nostra umanità, poco prima della fine del mondo, un uomo, uno straniero, un estraneo, un diverso che ha tentato in tutti i modi di diventare un eguale, ferma nella pioggia un ragazzo. Che sembra un bambino. Immacolato.
Qualunque cosa aggiunga e qualunque tentativo di spiegare cosa l’estraneo dice al giovane farebbe un torto a Koltes, a Favino e al pubblico. Le piane e corrette parole che dovrei scrivere servirebbero soltanto a limitare la dolorosa vastità dell’interprete e a minimizzare la sconcertante bellezza del testo.
Altra cosa, da regista, è dare una forma a tale evento. Questa forma non è una creazione, come per l’autore e l’attore. La regia de “La notte” riguarda soltanto il portare alla luce tutto quello che si è compreso dell’abbagliante e umanissima bellezza che si è avvertita, e che quindi si è aiutato a comprendere, sia dell’attore che del testo. Anche se tracciare una linea di confine fra i due, a questo punto delle prove, è francamente uno sterile esercizio intellettuale. Depurare ed esaltare l’esistente, quindi, non aggiungere sovrastrutture espressive non necessarie.
Altro imperativo categorico di questa formalizzazione è l’assoluta comprensibilità per il pubblico. Non solo da un punto di vista logico ma per un più completo riconoscimento emotivo dell’evento a cui si assiste.
Per raggiungere questi scopi, alla regia sono necessari calore, obiettività e ascolto, non necessariamente in questo ordine. Sono altamente sconsigliati cinismo ed egotismo, in quanto fattori inquinanti e ingannatori. Bisogna esercitare l’autenticità del proprio sguardo perché generi l’autenticità dello spettacolo. Per tutto il resto, il pubblico è re.
Lorenzo Gioielli

Teatro, ma anche televisione, dove oltre ad aver interpretato numerose fiction, presto affiancherà Claudio Baglioni al prossimo Festival di Sanremo, e tanto cinema. Favino sta per uscire nelle sale, dal 14 febbraio, con «A casa tutti bene», il nuovo film di Gabriele Muccino: «Un affresco familiare, totalmente ambientato su di un’isola irreale, anche se abbiamo girato il film a Ischia: io sono Carlo, il figlio». Una famiglia problematica? Ride: «Mi chiedo se esista una famiglia senza problemi!». Ma tra i vari linguaggi, palcoscenico, piccolo e grande schermo, qual è quello in cui si sente maggiormente a suo agio? «Il mio habitat naturale è il palcoscenico, perché non c’è mediazione, il teatro è rivoluzionario perché è irripetibile, un rituale collettivo insostituibile che ad ogni replica cambia. Inoltre sono assolutamente d’accordo con chi afferma che il teatro è più dell’attore, il cinema è più del regista. In qualunque linguaggio, comunque, la mia priorità è un’onestà comunicativa: metto sempre al primo posto chi mi guarda, prima di me stesso». E nel grande repertorio, c’è un autore, un personaggio... «Bè, come non aspirare a Shakespeare! Forse non ho più l’età ma Amleto, da mettere in scena pure come regista, è un progetto che covo da tempo».

TEATRO AMBRA JOVINELLI
Via Guglielmo Pepe, 43 /47 Roma 00185

Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00 - domenica ore 17.00 – sabato 13 ore 16.30 e ore 20.00
Info 06 83082620 – 06 83082884

Biglietti (compresa prevendita): da € 33,00 a € 17,00
Convenzioni parcheggio in orario spettacolo:
• Garage Esquilino – via G. Giolitti, 27/A - dal martedì al sabato € 1,50 l’ora
• Parcheggio ES Giolitti Park – via G. Giolitti 267 - tutti i giorni € 1,00 l’ora
Ufficio promozione tel. 06 88816460
www.ambrajovinelli.org

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