Roma 14 dicembre 2017

Il laboratorio della Vagina di Patrizia Schiavo. Irriverenza, comicità e denuncia. In scena al Teatrocittà

Comunicato stampa - editor: M.C.G. | Data di pubblicazione 26 ottobre 2017
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Il laboratorio della Vagina

scritto, diretto e interpretato da Patrizia Schiavo
con un frammento tratto da "Il Rumore della notte" di Marco Palladini

con Teresa Arena, Annamaria Bruni, Roberta Colussi, Silvia Grassi,
Roberta Marcucci, Carmen Matteucci, Sarah Nicolucci

"Capace di coniugare irriverenza, comicità e denuncia, una sciarada che oscilla tra il serio e il faceto, il goliardico e la polemica. Farsa giocosa e j’accuse, dove la vagina diventa simbolo dell’immaginario maschilista e patriarcale, oggetto di desiderio, di ironie e mistificazioni, ma anche arma di rivoluzione, strumento per la presa di coscienza della donna e del suo potere."

In compagnia di un idolo femminile primitivo, la Grande Madre, tra il talk show, la terapia di gruppo e la denuncia sociale, la conduttrice, sessuologa, sacerdotessa ‘Schiavo’, accompagna sette donne in un percorso rivolto alla liberazione dai tabù, dai luoghi comuni, dall’ignoranza, dalle inibizioni, dalle paure, dal senso di vergogna. Un viaggio collettivo in cui le pazienti e, di riflesso, gli spettatori imparano a raccontarsi, a conoscere il proprio corpo e a vivere appieno la propria sessualità. Senza pedanteria informa e sdogana in maniera esplicita e spudorata i tabù assolvendo una funzione liberatoria, terapeutica.

La vagina, emblema di femminilità, forza e maternità, ma anche motivo d’incomprensione, sottomissione, emarginazione, violenza.
Storie ironiche, incredibili, fantasiose o drammatiche: l’arrivo del ciclo e"la prima volta", le richieste erotiche più incredibili e il posto più strano in cui l’abbiamo fatto. L’orgasmo, i maniaci dei parchi e gli stupri. Si indagano i diversi aspetti: da quelli piccanti, a quelli negativi e dolorosi, in un’escalation che conduce agli orrori delle violenze subite dalle donne bosniache, gli stupri di massa perpetrati nel 1992 in Bosnia come pulizia etnica.

Un NO allo stupro, alla violenza, alla mutilazione, all’infibulazione e un SI alla riscoperta del proprio essere, della femminilità, del sesso, della dignità e del rispetto. Un messaggio di denuncia, un grido per vincere l’indifferenza. “Invece di nasconderci dietro al velo e al burqa, noi ce la guardiamo!".

Lo spettacolo apre la rassegna Parla con Lei, un progetto che racconta le donne a trecentosessanta gradi, dal paradosso vitale alle pieghe più oscure dell’anima, attraverso lo strumento del Teatro in tutte le sue forme, per aprire un luogo di confronto e di riflessione, “per una nuova cultura della parità e del rispetto”. Questo l’intento che animerà Teatrocittà per la stagione 2017– 2018.
Dal 27 al 5 novembre, dopo il grande successo del Fringe Festival ed a grande richiesta, lo spettacolo Il laboratorio della Vagina.

27 - 28 e 29 ottobre h 21 (domenica h 18)
3 - 4 e 5 novembre h 21 (domenica h 19)

Teatrocittà Centro di ricerca teatrale e musicale di Torrespaccata
Via Guido Figliolini 18 Roma (metro Subaugusta, bus 557)

Informazioni - cnt.formazionericerca@gmail.com- mob. 338 6717209 - 339 8610703

Biglietti: 10 euro + 2 di tessera annuale (consigliata la prenotazione)
Web facebook: Teatrocittà Centro di ricerca teatrale e musicale di Torre Spaccata

Il laboratorio della vagina - Estratti dalle recensioni

"...capace di coniugare irriverenza, comicità e severa denuncia sociale...Le bravissime attrici, capeggiate e dirette dall’ottima Patrizia Schiavo, sono protagoniste di una sciarada che oscilla continuamente tra il faceto e la denuncia sociale, il goliardico e la polemica, la risata che un istante dopo si capovolge in riflessione, rammarico... La regia di Schiavo gioca su questo confine liminare tra farsa giocosa e j’accuse, in un’azione drammaturgica straniante che raddoppia la sua efficacia nella metatestualità: la vagina diventa al contempo simbolo dell’immaginario maschilista e patriarcale, oggetto di desiderio, di ironie e mistificazioni, ma anche arma di rivoluzione, strumento per la presa di coscienza della donna e del suo potere." Alessandro Alfieri - Persinsala

“Ritmo serrato, battute al vetriolo, risate assicurate...Opera corale a tinte forti, divertente, coraggiosa... Il testo raggiunge la sua climax, grazie a un frammento del testo “Il rumore della notte” di Marco Palladini sugli stupri avvenuti durante la guerra in Bosnia. La Schiavo riesce nel miracolo...” Elena D’Elia - Brainstorming culturale magazine

“Regia sapiente e dettagliata...coniuga diverse forme di teatro dal dramma alla commedia, denuncia sociale e teatro civile...Patrizia Schiavo una professionista proveniente dal teatro vero, quello con la T maiuscola...” Michele di Muro - Periodico italiano magazine

“Liberatorio e divertente, terapeutico ed esplicito...spudorato e irriverente... Senza pedanteria, “Il laboratorio della vagina” prova a rompere i tabù, ad essere esplicito ma non osceno... E’ un messaggio di denuncia, un grido per vincere l’indifferenza. Ottime le interpretazioni delle attrici a cominciare dalla Schiavo...” Michela Staderini – Saltinaria

“Attrici brillanti, divertenti e profonde, un tema spesso oggetto di tabù e il bisogno di urlare che la propria femminilità non può essere violata...un’opera originale e contemporanea, un atto di pensiero forte e indispensabile...Non solo uno spettacolo...ma un NO allo stupro, alla violenza, alla mutilazione, all’infibulazione e un SI alla riscoperta del proprio essere, della femminilità, del sesso, della dignità e del rispetto. “Invece di nasconderci dietro il burka e dietro il velo noi ce la guardiamo!” Miriam Bocchino - Different Magazine

“...testo molto interessante messo in scena da una compagnia tutta al femminile che anima il nuovo spazio teatrale di “Teatrocittà”... ideato e interpretato da una strepitosa Patrizia Schiavo, che guida le sue donne verso la scoperta di se stesse...toccante... pieno di momenti ricchi di emozioni.” Silvia Scalamonti - Il Foyer

“...la scena centrale è dedicata agli orrori delle violenze subite dalle donne bosniache...le attrici trasfigurano, diventano altro, si proiettano in uno spazio ideale lontano dal contesto del resto della messa in scena, come una parentesi d’orrore, come l’emersione dell’autentico nucleo dell’intero spettacolo. Poi però, sapientemente, si torna al talk show e a sorridere, seppur poco prima si stava incollati alla sedia in tensione e scioccati dall’orrore raccontato: è lo stesso movimento dell’odierno circuito massmediale, che “switcha” di continuo tra emozioni inconciliabili provocando una schizofrenia collettiva, e che portato in scena su un palco si smaschera offrendo l’opportunità (remota, utopica, ma per questo non meno necessaria e vitale) di una qualche trasformazione culturale e sociale.” Alessandro Alfieri - Persinsala

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