Roma 19 dicembre 2014
23 marzo 2010

’335 spine nei nostri cuori’

Comunicato stampa - editor: M.C.G.
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Riceviamo da Andrea Catarci, Presidente del Municipio Roma XI e pubblichiamo:

“Oltre 1000 studenti di una quindicina di Scuole Medie e Superiori del Municipio Roma XI, insieme a professori, familiari delle vittime, associazioni e semplici cittadini, hanno preso parte al Percorso della memoria, organizzato in ricordo delle 335 persone giustiziate da nazisti e fascisti il 24 marzo 1944.
Con in testa lo striscione “Roma non dimentica la barbarie nazifascista”, si è fatto tappa davanti alle case che furono di Enrico Mancini, militante di Giustizia e Libertà vissuto agli Alberghi di Garbatella, e dei fratelli Cinelli, attivisti comunisti che lavoravano ai Mercati Generali ed all’Italgas, tutti e tre finiti nella cava di pozzolana di Via Ardeatina.
Si è poi sfiorata la Chiesa di San Filippo Neri, dove tra il 1943 ed il 1944 due preti, Don Alfredo Melani e don Alessandro Daelli, nascosero tante persone perseguitate e ricercate, molte di religione ebraica.
Infine, si è raggiunto il Mausoleo delle Fosse Ardeatine, dove sono stati liberati 335 palloncini con i nomi delle vittime dell’eccidio, per restituir loro, simbolicamente, l’identità.

Anticipando di un giorno le celebrazioni ufficiali, un fiume di giovani e giovanissimi attenti e riflessivi hanno animato l’iniziativa voluta dal Municipio Roma XI, a cui hanno preso parte anche l’ANPI, l’ANED, l’ANFIM, l’Assessore comunale Sergio Marchi, delegato dal Sindaco, l’Assessora municipale Carla Di Veroli, che ha coordinato l’organizzazione dell’evento. Ma, ripeto, le vere protagoniste sono state le scuole che, con una consapevolezza ed una partecipazione che cresce di anno in anno, hanno dimostrato una volta di più quanto quelle persone continuino ad essere, 66 anni dopo, 335 dolorose spine nei nostri cuori e quanto la Memoria, risorsa irrinunciabile per l’oggi e il domani, sia sempre un ingranaggio collettivo”.

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Postato il: 22 aprile 2010 da Piero Iannelli

E’ paradossale come Andrea Catarci, alterni la “teatrale fanfara” della tutela del Parco dell’Appia antica, con questo ormai parossistico quanto populistico “ANTIFASCISMO” .

Se è vero, quanto universalmente assodato e condiviso che il fascismo fù il “male”, per “male assoluto” considero questa strumentale utilizzazione a evidenti fini propagandistici.

La “verità” così come la conoscenza non può essere parziale, filtrata o unidirezionale.
Pertanto sarebbe auspicabile Catarci non fosse esclusivamente concentrato nel “ricordo” dei crimini nazi-fascisti. Ma fosse una generale condanna della violenza. Una condanna fondata sul “ricordo” ampio e globale delle violenze, che da entrambe le parti son state atroci e da condannare senza remora.

Se è vero che Auschwitz, è un nome giustamente noto e spesso pronunciato, caro Catarci non dimentichi di ricordare Kolyma.

Credo nessuno di voi sappia cosa sia stato, KOLYMA, molti apprenderanno ora che esiste.

Robert Conquest parla di 3 milioni di morti tra il 1932 e il 1953.
Catarci deve imparare a fare i conti con il passato, riuscire a fare quello che la destra è riuscita a fare:
Fini è andato ad Auschwitz, nessuno è ancora andato a Kolyma.

Giustissimo ricordare il barbaro assassinio di vittime innocenti, trucidate alle “FOSSE ARDEATINE”, ma i “morti” non portano bandiere, specie se uccisi per rappresaglia.

I morti, le vittime bisogna ricordarli tutti, senza tralasciare la parte di verità che ormai emerge preponderante.

Per questo vi ricordo alcune rappresaglie alleate, analoghe vittime civili, ma ben più agghiaccianti le cifre:
A Stoccarda il generale francese Lattre de Tassigny minacciò l’uccisione di ostaggi tedeschi nel rapporto di 25:1 se fossero stati uccisi soldati francesi.

A Marcktdorf erano previste fucilazioni di ostaggi nel rapporto di 30:1.

A Reutlingen i francesi uccisero 4 ostaggi tedeschi affermando che era stato ucciso un motociclista che in realtà era rimasto vittima di un incidente.

A Tuttlingen, i francesi annunciarono il 1° maggio 1945 che per ogni soldato ucciso sarebbero stati fucilati 50 ostaggi. (L’originale del manifesto appare nel libro di Spataro che citiamo sotto)

Ad Harz le forze americane minacciarono di esecuzione punitive nel rapporto di 200:1.

Quando il generale americano Rose, nel marzo del 1945, rimase vittima di una imboscata, gli americani fecero fucilare per rappresaglia 110 cittadini tedeschi. (In realtà Rose era stato ucciso in un normale combattimento, soldati contro soldati – e l’imboscata è pur sempre un atto di guerra se si portano le mostrine e la divisa).

A Tambach, presso Coburg, in data 8 aprile 1945 il tenente americano Vincent C. Acunto fece fucilare 24 prigionieri di guerra tedeschi e 4 civili; accusato di omicidio venne assolto.

A Berlino l’Armata Rossa che l’occupava minacciò fucilazione di ostaggi nel rapporto di 50:1. Il testo del comunicato era il seguente: “Chiunque effettui un attentato contro gli appartenenti alle truppe d’occupazione o commette attentati per motivi di inimicizia politica, provocherà la morte di 50 ex appartenenti al partito nazista“. (Pubblicato sul quoridiano Verordnunsglatt di Berlino in data 1 luglio 1945).

A Soldin, Neumark, i russi andarono al di là di questa cifra: furono fucilati 120 cittadini tedeschi perchè un maggiore russo era stato ucciso nottetempo da una guardia tedesca. (che poi risultò essere stato ucciso perchè il russo gli stuprò la moglie (Mario Spataro, Dal caso Priebke al nazi gold, Ed. 7° Sigillo, vol.2, Pag. 913).

Gravissima e senza giustizia fu la strage di Annecy del 18 agosto 1944, in un campo di prigionieri tedeschi gestito da americani e francesi; proporzioni di 80:1.(ib)

A Bengasi, gli inglesi di Montgomery contro gli italiani applicarono quella del 10:1. (Ib.)
(da le RAPPRESAGLIE)

Riguardo le Fosse Ardeatine è da chiarire che nessun Tribunale italiano fu infatti in grado di imputare a Kappler l’atto di rappresaglia.

La condanna di quest’ultimo infatti si basa solo e soltanto sul numero delle vittime. Nelle Fosse Ardeatine furono infatti ritrovati i corpi di 345 persone e non i 330 che ci si aspettava. Dieci di quelli in soprannumero potevano essere ‘giustificati’ con la morte di un ulteriore soldato tedesco avvenuta prima della della rappresaglia, gli altri cinque no.
Per inciso, se si fossero aspettati alcuni giorni, le persone giustiziate sarebbero state molte di più, visto che nei giorni successivi morirono ulteriori soldati tedeschi.

Riguardo la “resistenza” è bene chiarire che furono gli angloamericani a liberarci dal nazi-fascismo, e che la Resistenza certo da sola non avrebbe potuto nulla.

Verità queste da Catarci difficili da ammettere?
Nell’ inverno 1943-44 stime realistiche i combattenti partigiani erano non più di 10 mila.
Dopo il 25 aprile 1945 se ne calcolano circa 250 mila.

Caro Catarci di Giuseppina Ghersi, ne ha mai sentito parlare?
Clima di omertà e silenzio?

Tanto da vedere su Wikipedia ripetutamente cancellate le informazioni al suo riguardo..

Questo leggo:
Giuseppina aveva appena 13 anni anni quando un gruppo di partigiani la prelevò con l’inganno per tradurla nei locali delle odierne Scuole Medie Guidobono, all’epoca adibite a Campo di Concentramento.

In quel luogo venne seviziata stuprata e uccisa.
L’accusa? Essere spia nazifascista.

La famiglia distrutta per dal dolore e derubata dei propri averi non ha mai avuto giustizia.

I “Partigiani”, certo non erano queste belve infami, ma uomini coraggiosi e che si son sacrificati per la libertà.

Uomini che si sono immolati anche per la “mia” libertà, per la nostra democrazia, ma è necessario ricordare che chi ha ucciso Giuseppina non era certo un eroe. E che nasconderlo, non giova a nessuno tanto meno a chi ha pagato con la vita i suoi ideali di libertà.

Questa è la democrazia, non "DIMENTICARE" nessuno.

Un fiore per tutti! Non certo per gli aguzzini, ma per tutti i martiri innocenti, non dovete o potete negarlo.

PIERO IANNELLI
— Segretario XI Municipio. “ La Destra ”
— “Resp. Per le aree tutelate e vincolate”—
— pieroiannelli@gmail.com — N”.Cell. : 339’8513962

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